
Questo è il secondo e definitivo rapporto della KPMG, del quale la ministra dell’economia Laura Sadis ha chiesto ai vertici di AET la pubblicazione. Guida alla lettura e all’interpretazione del dossier. Costruita sulla base di testimonianze dei protagonisti, che non pretendiamo essere un distillato di verità. Era il febbraio del 2008 quando il neo direttore dell’AET Reto Brunett – agli arresti da venerdì scorso - cambiò radicalmente atteggiamento nei confronti del consiglio di amministrazione. Da remissivo ad “aggressivo”. Mauro Dell’Ambrogio aveva lasciato la presidenza. Il suo successore “designato” avrebbe dovuto essere l’ex dirigente della Banca del Gottardo Marco Netzer, in quota PLR. Ma fu Fausto Leidi, l’attuale presidente, in quota PPD. In quel mese Brunett dichiarò di volere un rapporto sui rischi a cui AET era potenzialmente esposta. Nonostante Dell’Ambrogio, prima di lasciare la presidenza, gli avesse chiesto di verificare attentamente i dosssier sulle partecipate e sui relativi rischi, e Brunett avesse detto che non c’erano assolutamente problemi. Che tutto andava bene. Brunett propose dunque di affidare l’analisi alla società KPMG. Il consiglio accettò. Nel giugno 2008 si presentarono di fronte al consiglio d’amministratione i consulenti della società. Esposero i risultati della loro analisi. Quasi esclusivamente in tedesco. Era la prima versione del rapporto KPMG.Il consiglio di amministrazione si spaccò in due: tra chi dava credito alla società di consulenza e chi aveva su quell’analisi una lettura scettica. Da una parte il direttore Brunett e il vicepresidente Netzer. Dall’altra il resto del consiglio: Sandro Lombardi, Fabio Pedrina, Franco Romerio, Floriano Beffa. In mezzo Fabio Bacchetta Cattori e, a far da mediatore il presidente Leidi. Uno dei problemi sollevati dagli scettici era il mancato coinvolgimento i vicedirettori nell’analisi della KPMG. Brunett minacciò di dimettersi se fossero stati consultati. Il 10 ottobre, sempre del 2008, la KPMG presentò al consiglio di amministrazione una sintesi aggiornata del rapporto elaborato in maggio. Ma il consiglio impose una profonda revisione di quel documento. In quel momento, per la prima volta, i vicedirettori poterno per la prima volta prendere visione dell’analisi tracciata dalla KPMG. Dal processo di revisione del documento di ottobre emersero delle tabelle e un nuovo dossier che in dicembre fu inviato al Consiglio di Stato. La maggior parte delle critiche mosse alla gestione Rossi-Dell’Ambrogio fu ridimensionata. Restava però la questione di alcune società partecipate. Ma nel frattempo il procuratore generale Bruno Balestra aveva imposto il divieto di approfondire questi aspetti, essendo aperta un’inchiesta penale. A inizio marzo vi fu un non luogo a procedere nei confronti di Paolo Rossi. Pochi giorni dopo sul tavolo del consiglio di amministrazione arrivò, a sorpresa, un nuovo rapporto – quello che pubblichiamo oggi in esclusiva -. Un rapporto incentrato su quattro operazioni condotte da AET sotto la direzione di Rossi. Questo documento innescò una serie di riunioni fiume del consiglio di amministrazione, che alla fine elaborò una presa di posizione sintetica sull’intera operazione KPMG. Tale documento fu inviato alla direttrice del DFE, Laura Sadis, e al presidente della Commissione di controllo sul mandato pubblico, Werner Carobbio. Una sintesi nella quale si tentava di inquadrare il documento, mettendone in luce gli aspetti positivi e le lacune. Quella sintesi fu frutto di un compromesso tra posizioni divergenti in seno al consiglio di amministrazione e venne consegnato anche alla Commissione di vigilanza sul mandato pubblico di AET. E oggi pubblichiamo anche la presa di posizione - datata maggio 2009 - di Paolo
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