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Ticino
Il rapinatore non sarà espulso: "Era alquanto giovane"
Il rapinatore non sarà espulso: "Era alquanto giovane"
Il rapinatore non sarà espulso: "Era alquanto giovane"
Redazione
10 anni fa
Il Tribunale federale ha graziato il 28enne italiano, in assistenza, che assaltò la Raiffeisen di Cadenazzo

Non verrà espulso il cittadino italiano che il 31 maggio 2011, armato di una pistola soft air, rapinò la banca Raiffeisen di Cadenazzo, fuggendo con una refurtiva complessiva di oltre 160mila franchi.

Per quella rapina l'uomo, oggi 28enne, venne condannato dalla Corte delle assise correzionali di Bellinzona a una pena di 15 mesi di detenzione, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni, nonché al versamento di 1'650 franchi all'accusatore privato a titolo di risarcimento danni.

Preso atto della condanna, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino decise di revocargli il permesso di domicilio e di fissargli un termine per lasciare la Svizzera.

Su ricorso, sia il Consiglio di Stato che il Tribunale amministrativo cantonale confermarono la decisione.

L'uomo si è quindi rivolto al Tribunale federale per chiedere l'annullamento della revoca del suo permesso di domicilio e in questa sede ha ottenuto ragione, come si legge nella sentenza pubblicata oggi.

I giudici federali hanno infatti stabilito che la revoca del permesso di domicilio del rapinatore italiano non rispetta il principio di proporzionalità per diverse ragioni.

Innanzitutto fanno notare che l'uomo è nato e cresciuto in Svizzera e che sua madre è di nazionalità svizzera. Poi evidenziano che prima della rapina di Cadenazzo egli era incensurato e che in seguito non ha più infranto la legge. Inoltre sottolineano che "all'epoca degli avvenimenti per i quali era stato condannato l'interessato aveva solo 22 anni, quindi era alquanto giovane".

"È vero che dalla sentenza impugnata risulta che il ricorrente dipende dall'aiuto sociale dal novembre 2010 e che ha nei confronti dello Stato un debito pari a 86mila franchi" scrivono ancora i giudici federali, sottolineando però che al momento della condanna all'uomo era stata ordinata anche un'assistenza riabilitativa, "che avrebbe avuto ottimi risultati".

"Il fatto di avere dovuto partecipare a questo progetto durante il periodo di prova di tre anni comminato con la condanna penale potrebbe spiegare perché in questi ultimi anni il ricorrente non ha lavorato" scrivono i giudici federali, che hanno quindi ritenuto vi fossero sufficienti elementi favorevoli per annullare la decisione delle autorità ticinesi.

L'uomo è comunque stato reso attento che se dovesse tornare a delinquere, si esporrebbe allora a misure di allontanamento.

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