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Covid
“Il problema non sono gli arrivi dalla Cina, ma i test a pagamento”
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
4 anni fa
Tamponi per chi proviene dalla Cina, test a pagamento e nuove varianti. Di tutto questo abbiamo parlato con Christian Garzoni, direttore sanitario della Clinica Luganese Moncucco.

La Cina è alle prese con un forte incremento dei casi di Coronavirus. Sulla stampa si parla anche di parcheggi pieni e code fuori dai centri crematori. Una situazione che sembra non preoccupare l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Il direttore regionale per l’Europa, Henri Kluge, ha affermato che “scientificamente non c’è una minaccia imminente per il Vecchio continente poiché le sottovarianti individuate circolano già sul nostro territorio”. In ogni caso, per evitare un aumento dei contagi, diversi paesi occidentali hanno introdotto dei tamponi obbligatori per chi proviene dalla Cina. Una scelta non condivisa dal Consiglio federale che oggi ha deciso di non introdurre alcun test per questi viaggiatori. Una scelta corretta? Ticinonews lo ha chiesto a Christian Garzoni, direttore sanitario della Clinica Luganese Moncucco.

“È una decisione che può fare paura, ma dobbiamo renderci conto che i numeri sono estremamente bassi. I casi in Cina sono causati da una variante che non dovrebbe essere più aggressiva delle altre, inoltre la diffusione è così alta perché la popolazione cinese ha una pessima immunità: è stata chiusa in casa per mesi, non si è ammalata, quindi non ha sviluppato gli anticorpi e inoltre il vaccino che aveva a disposizione Pechino non aveva la copertura di quello europeo. Quella presa da Berna è quindi una decisione ponderata che si può sostenere. Altri paesi europei hanno deciso per maggiori restrizioni, forse hanno preso una strada più prudente”.

La Svizzera non rischia così di arrivare in ritardo?

“Il Consiglio federale ha preso la sua decisione e lo ha fatto discutendone con l’Ufficio federale della sanità pubblica. Il virus che circola in Cina c’è anche in altri paesi, ma non ci sono indicazioni sul fatto che possa essere più aggressivo di altri. Il governo ha preso qualche rischio, come fatto in passato, ma questa è la sua decisione. Se vogliamo parlare di rischi bisogna dire che quelli maggiori sono stati presi decidendo di far pagare i test. Con questa scelta rischiamo di avere un aumento dei casi perché nessuno si testa più visto che bisogna pagare i tamponi, almeno che non si abbia un motivo medico importante. Forse dovremmo parlare più di questo che dei viaggi dalla Cina”.

Ci sono persone con sintomi influenzali che preferiscono stare a casa, senza tamponarsi, per non contagiare gli altri. Cosa ne pensa?

“È una scelta corretta e dettata dal buon senso. Se uno ha una malattia virale è giusto che stia a casa e non contagi gli altri. Il problema è un altro: se si va in giro a diffondere il virus. Con o senza tampone è sempre meglio restare a casa per non trasmettere il virus a chi potrebbe anche morire”.

C’è il rischio che possa nascere una nuova variante del Covid, magari più pericolosa?

“Certo, questo rischio è presente in tutto il mondo. Prima di Natale in Svizzera c’era un picco di casi influenzali. Negli Stati Uniti sta circolando un’altra variante di coronavirus, Kraken, che si sta diffondendo rapidamente. I virus creano sempre nuove varianti, noi viviamo nei virus e ce ne saranno continuamente dei nuovi. La Cina non è diversa dal resto del mondo. Potrebbe crearsi una variante più aggressiva, ma è poco probabile. È molto più probabile che un virus tenda a indebolirsi perché se una persona non è troppo ammalata e lo diffonde lui ci guadagna. Non è nel suo interesse creare una variante più aggressiva e uccidere le persone, un virus ha interesse ad essere poco aggressivo e circolare tra la popolazione. Questo vale in tutto il mondo”.

Ha ancora senso monitorare lo stato delle varianti?

“Certo. Rispetto a trent’anni fa abbiamo un grosso vantaggio: conoscere le varianti. Questo ci permette di poter prevedere un potenziale problema e rispondere a una domanda: questa variante è più aggressiva o pericolosa? È importante che i ricercatori possano valutare questo aspetto. Adesso in Cina è presente una nuova variante, ma non ci sono elementi per dire che sia più aggressiva. Negli USA anche, si pensa che non sia così aggressiva, ma si diffonde velocemente. È importante sapere che si sono nuove varianti per prevedere cosa potrebbe accadere in futuro”.