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Ticino
“Il problema degli sfitti c’era ben prima del Covid”
© Foto CdT/Gabriele Putzu
© Foto CdT/Gabriele Putzu
Marco Jäggli
6 anni fa
Alberto Montorfani, segretario della SVIT, analizza perché il Ticino sia il cantone svizzero primatista in fatto di abitazioni senza inquilini

Ticino primatista di abitazioni sfitte nel 2019: questo quanto è emerso negli scorsi giorni da un rapporto dell’Ufficio federale della abitazioni. L’anno scorso erano infatti 5’534 le abitazioni vuote nel nostro Cantone, pari al 2,29% del totale. Una percentuale molto inferiore a quella svizzera, che si ferma all’1,66%. Secondo l’Ufficio federale delle abitazioni questo si deve a una crescita continua dell’offerta rispetto alla domanda, domanda che soffre anche per la diminuzione delle richieste da parte delle famiglie straniere, visto il calo dell’immigrazione negli ultimi anni.

È mancata l’immigrazione?
Un’analisi condivisa anche da Alberto Montorfani, segretario della SVIT, l’Associazione svizzera dei professionisti dell’immobiliare: “Già prima del Covid abbiamo notato un grosso aumento dell’offerta, dovuta soprattutto agli investimenti istituzionali. La cessazione quasi totale dell’immigrazione, poi totale con il Covid, ha portato a un forte eccesso di offerta, con cifre di sfitti che in Ticino non abbiamo mai visto”. Quali le conseguenze sul mercato? “Da un lato le pigioni tendono ad abbassarsi, dall’altro le pigioni dei nuovi appartamenti sono concorrenziali con quelle dei vecchi, incentivando gli inquilini a spostarsi in abitazioni più nuove, lasciando sfitti appartamenti di 5-10 anni”

Tra le cause telelavoro e crisi del 2008
Ma quando inizia questa tendenza? “Almeno dal 2008”, risponde Montorfani, “viste tutte le concessioni che la piazza finanziaria elvetica ha dovuto fare sul segreto bancario. Questo aveva già portato un forte ridimensionamento della piazza finanziaria e ridotto la richiesta di spazi locativi. Il Covid ha peggiorato la situazione, visto il telelavoro e tutto quello che ne è conseguito. Non si sa bene se, come e quando ne usciremo”. Infatti più di un azienda, per esempio Swisscom, ha evocato un riduzione degli spazi degli uffici: “La crisi del Covid ha obbligato ad anticipare una tendenza che forse era già in atto ma doveva ancora essere messa in opera, ovvero la riduzione di spazio per l’attività tramite l’incremento del telelavoro”

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