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Ticino
Il Primo maggio ha ancora senso?
Redazione
11 anni fa
Enrico Borelli (UNIA) e Meinrado Robbiani (OCST) a confronto sul significato della festa dei lavoratori

Fra pochi giorni sarà il Primo maggio, la festa dei lavoratori. Ma in un periodo di crisi e di tagli come quello attuale, c'è ancora qualcosa da festeggiare?

Abbiamo parlato con i responsabili dei sindacati UNIA e OCST del significato del Primo maggio, della situazione attuale del mercato del lavoro e del ruolo dei sindacati.

Enrico Borelli, segretario regionale di UNIA, è più che mai convinto dell'importanza della ricorrenza. "Ha una grossa valenza in un mercato del lavoro pieno di problemi, in cui la dignità viene spesso calpestata. Serve grande attenzione, e quest'anno ancor di più verranno messi al centro dell'attenzione il rilancio dei diritti e soprattutto la persona." 

Come verrà celebrata la giornata del Primo maggio? Una festa, forse, sarebbe stonata vista la situazione attuale.

"Avremo diverse iniziative. Come sempre ci sarà il corteo, con gli interventi dei lavoratori e poi quelli ufficiali, in una modalità molto concreta. In seguito vi sarà anche una festa, un momento di aggregazione, con concerti ed una grigliata. Quest'anno ricorre anche il cinquantesimo della Fondazione Brenno Canevascini. Ovviamente, c'è molto poco da festeggiare, con l'erosione dei diritti che viviamo, però è giusto dare spazio anche a questa parte più di svago. Lo slogan sarà 'A testa alta', si deve ridare ai lavoratori la speranza di una ritrovata dignità."

Prevede che la gente sarà particolarmente sensibile al tema e dunque ci sarà una partecipazione massiccia?

"C'è sempre una presenza importante di gente, e ci auguriamo sarà buona anche quest'anno."

Da qualche tempo, dopo un periodo caldo, non sono giunte notizie di scioperi o vertenze particolari. Su che fronti state lavorando al momento?

"La situazione è quella di sempre. Siamo peraltro impegnati anche con la raccolta firme contro gli orari di apertura dei negozi e per l'iniziativa per una cassa malati pubblica per le cure dentarie, dato che si fatica spesso a pagarsi il dentista. Al giorno d'oggi per forza il sindacato deve evolversi, scendere in campo su più terreni e intervenire anche in battaglie istituzionali. Siamo, in generale, uno strumento fondamentale per il popolo, perché nessun'altra istituzione rappresenta una casa per tutti i salariati."

Cosa vi attendete dal nuovo Consiglio di Stato (che di fatto non è nuovo)?

"Dopo una campagna elettorale a mio avviso noiosa, che ho percepito come staccata dai problemi della gente, aspettiamo risposte concrete sul Ticino che vogliamo lasciare ai nostri figli. I temi principali sono il dumping salariale, i salari minimi e il controllo relativo alle industrie che si insediano nel nostro Cantone, a maggior ragione se esse ricevono aiuti pubblici. Necessitiamo dal Governo una partecipazione più attiva: nella storia i lavoratori hanno conquistato i loro diritti da soli e senza aiuti, mentre ora serve un ruolo maggiore della politica."

Sul fronte OCST, abbiamo interpellato il segretario cantonale Meinrado Robbiani. "Mi chiede se il primo maggio ha ancora senso: non posso che dire di sì, anche se non manca il rischio che sia soprattutto un momento rituale. Visti i disagi consistenti nel mondo del lavoro e il bisogno di risposte collettive a difficoltà e problemi, può divenire un'occasione concreta per incontrarsi, approfondire i temi e ritrovare quell'aggregazione che manca. Ovviamente, non si risolve tutto in una giornata."

Lei parla di uno scarso senso di aggregazione: nei momenti difficili, solitamente, non dovrebbe essere maggiore?

"Si percepisce chiaramente di più la gravità del momento, ma c'è una tendenza ad un maggior individualismo. La gente ha timore di pagare il pedaggio imposto al giorno d'oggi dal mercato del lavoro, e si ripiega su sé stessa per paura di mostrarsi. Ormai ci si piega in modo passivo a quanto imposto."

Come si svolgerà la giornata? Farete qualcosa per favorire questa aggregazione?

"Lo stile sarà quello degli altri anni, un momento soprattutto di riflessione e discussione. Questa volta si parlerà di salari e prezzi, ovvero di lavoratori e consumatori, di divergenze e convergenze. La pressione sui salari fa sì che il reddito delle persone sia minore, per cui si può guadagnare riducendo i prezzi, sono due questioni da vedere come appaiate. Grazie al franco, è un momento favorevole per attuare questa misura. Quindi, sarà essenzialmente un momento di discussione, senza grandi ambizioni. La presenza del sorvegliante federale dei prezzi Stefan Meierhans ci darà un tocco di competenza in più. Per quanto concerne l'aggregazione, è un sforzo da perseguire durante tutto l'arco dell'anno."

Il ruolo dei sindacati oggi si svolge su più livelli, come afferma il suo omologo di UNIA Borelli?

"Il primo livello è quello della contrattazione collettiva per ottenere dei salari minimi, con una maggior collaborazione fra sindacati e imprese per far crescere la qualità del lavoro, non solo dal lato materiale: penso agli accordi relativi alla formazione continua, alla possibilità di conciliare lavoro e famiglia e alla tutela dell'occupazione locale. D'altra parte, serve pure uno sbocco più generale, poiché difendere i lavoratori vuol dire andare ad agire anche sul terreno delle leggi."

Avete aspettative particolari riguardo al Consiglio di Stato appena eletto (o rieletto)?

"Speriamo parta un periodo caratterizzato da una rinnovata attenzione al lavoro e alla prospettiva di sviluppo a lungo termine di un Cantone come il nostro che presenta ancora ritardi rispetto al resto della Svizzera. Urge amalgamare protezione del lavoro e apertura verso l'esterno, con uno slancio verso il futuro. Si pensa che per difendere il mercato del lavoro ci si debba chiudere, ma questo non deve compromettere un'apertura all'altro e uno sguardo al domani. È un compito arduo, ma la politica ha il dovere di affrontare anche temi ardui."

PB

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