
A Kerzers, quando sull'autopostale si è sviluppato un inferno di fuoco, tra i primi ad arrivare sulla scena sono stati due agenti di polizia che erano attivi per un'altra chiamata nell'area. Per approfondire la complessità e come si vivono questi momenti tra le forze di primo intervento abbiamo incontrato l’ex tenente della polizia cantonale Giorgio Galusero. «Sicuramente dal profilo emotivo è devastante, perché è la prima pattuglia o comunque chi arriva per primo è confrontato con tutta una serie di fatti per i quali non si è mai preparati a sufficienza, in particolare per gestirne l’emozione» ci ha detto. «I primi che arrivano devono gestire tutta la situazione: preoccuparsi dei feriti, delle persone sul posto, dei parenti che accorrono. Ma anche dare indicazioni alla centrale operativa e quindi cercare di capire cosa sia successo. Tutto ciò oltre all’emozione».
«Non lo auguro a nessuno»
Galusero si ricorda di un caso che ha vissuto in prima persona: la tragedia a Sant'Antonino di cinquant'anni fa in cui un treno investì un pulmino, e tra le vittime ci furono anche dei bambini. «Vedere queste situazioni, vivere queste emozioni, poi gestire l'arrivo dei parenti che abitano nelle immediate vicinanze mentre si cerca di capire cosa sia successo... ricordo di aver vissuto per alcuni mesi in cui di notte rivivevo la situazione, non lo auguro a nessuno». Per l'ex tenente è fondamentale che ora ci siano servizi preposti all'aiuto psicologico all'interno della Polizia cantonale. «A quel tempo non avevamo nessun supporto psicologico ed è stato veramente traumatico, anche nelle settimane successive ai fatti». Quando si arriva su una scena del genere, ci conferma infine Galusero, l'adrenalina la fa da padrone: «Sì, ci si prepara ma non si è mai preparati a sufficienza per gestire situazioni del genere. Quindi ci si mette in gioco e non si pensa più ad altro, con l'adrenalina. Ma quel giorno credo di aver pianto diverse volte, su quei binari».

