
Poche volte una soglia psicologica è così palpabile come quella dei due franchi al litro per la benzina, e in molte stazioni di servizio è ormai realtà. Al 9 settembre, infatti, secondo i rilevamenti del Touring Club Svizzero, il prezzo medio in Svizzera è ai massimi dell’anno: la senza piombo 95 raggiunge i 2,05 franchi al litro, mentre per il diesel si arriva a 2,30 franchi. Rispetto all'inizio dell'anno, si tratta di un aumento compreso tra il 24% e il 29%. Non sono ancora stati raggiunti i 2,30 franchi al litro per la benzina, come avvenne nel 2022 dopo l'invasione russa dell'Ucraina.
Tassi di cambio e costi di trasporto
A pesare sono diversi fattori. Oltre all'andamento dei listini globali, incidono i tassi di cambio con il dollaro e i costi di trasporto sul Reno, penalizzato quest'anno dalla siccità. A questo si aggiungono i conflitti in Ucraina e Iran, che hanno ridotto la capacità di raffinazione a livello globale. La situazione rende più difficili i trasporti attraverso lo Stretto di Hormuz e, allo stesso tempo, riduce la disponibilità di benzina e diesel sul mercato.
I prezzi continuano a salire
Per capire meglio la situazione abbiamo sentito Boris Martinoni, portavoce dell'Associazione ticinese delle stazioni di servizio, che conferma una giornata nera sul fronte dei prezzi della benzina, con massimi mai toccati quest'anno. «In generale bisogna dire che le ultime settimane hanno portato a un aumento importante dei prezzi di acquisto. Non da ultimo, la Confederazione ha deciso di liberare le scorte d'obbligo anche in Svizzera, proprio perché c'è difficoltà di approvvigionamento. Anche la raffineria svizzera, l'unica che c'è ancora, a Cressier, ha dei problemi tecnici e ha stoppato la produzione per un paio di settimane. Tutti fattori che portano questi prezzi a salire».
Guerra e siccità del Reno
Tra le cause dell'aumento c'è anche la crisi nello Stretto di Hormuz, oltre alla situazione del Reno. «Effettivamente il Reno ha regolarmente un periodo un po' più secco in cui i prezzi aumentano, ma adesso siamo già a tre, quattro mesi in cui è difficile transitare, se non addirittura praticamente impossibile: i prezzi sono saliti moltissimo e rimangono molto alti. Solo per dare un esempio cifrato, oggi venti centesimi del prezzo che ci ritroviamo alla colonna sono dovuti al costo del trasporto».
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
E per i prossimi mesi? Secondo Martinoni, un eventuale miglioramento della situazione geopolitica potrebbe avere effetti positivi anche sul mercato dei carburanti. «Che la guerra finisca, chiaramente anche dal punto di vista umano, ma parlando poi della parte dei carburanti e dei combustibili, quello è il fattore iniziale che potrebbe portare subito a una riduzione. Poi probabilmente ci sarà un flusso che migliorerà e quello è il punto di partenza». Anche il ritorno alla normalità della navigazione sul Reno e la ripresa della produzione nelle raffinerie colpite potrebbero contribuire a ridurre la pressione sui prezzi. «Poi il Reno, col tempo e con un po' più di pioggia, sarà di nuovo navigabile normalmente e la stessa cosa potrà valere per le raffinerie che sono state colpite duramente da bombardamenti che avranno rimesso a posto la loro struttura e potranno di nuovo produrre come prima».

