
Il postulato di Lorenzo Quadri che chiede di tassare i lavoratori forntalieri secondo le aliquote d'imposta italiane ha raccolto larghi consensi in Consiglio nazionale, dove è stato approvato con 157 sì, 25 no e 4 astenuti (tutti i rappresentanti ticinesi favorevoli).
Ma in Ticino non tutti sono convinti della bontà della proposta del parlamentare leghista.
Già il sindacato UNIA aveva criticato il postulato di Quadri, definendolo "l'ennesimo tentativo di peggiorare le condizioni dei salariati frontalieri, senza per questo risolvere le distorsioni del mercato del lavoro ticinese."
Ora è il turno del presidente del Governo, Manuele Bertoli.
"Cambiare l'imposizione dei frontalieri vuol dire ingarbugliare le carte" ha dichiarato Bertoli ai microfoni di Radio Fiume Ticino. "Da quello che so c'è una trattativa in corso tra Italia e Svizzera che investe anche questa dimensione. La questione dei ristorni non la decidiamo da soli, la dobbiamo discutere con l'Italia. Procedere unilateralmente, abolendo gli accordi del '74, è possibile: bisogna capire quanto sia conveniente. Il diavolo in queste scelte si nasconde nei dettagli."
La proposta di Quadri permetterebbe sia alla Svizzera che all'Italia di aumentare le proprie entrate fiscali. Lo svantaggio netto andrebbe tutto sulle spalle dei frontalieri, che si ritroverebbero con una busta paga prosciugata dal fisco italiano.
Ma Bertoli non è convinto che si tratti di una soluzione win-win per entrambi i Paesi. "Un conto è quanto preleviamo e un conto è chi incassa" ha affermato. "Sono due ragionamenti diversi. Il primo è quello che Quadri vuole modificare, facendo pagare di più ai frontalieri, il secondo dipende dal protocollo sui ristorni."
"Il Ticino ha bisogno di almeno 30mila persone che vengono a lavorare dall'estero, altrimenti i posti sarebbero vuoti" ha proseguito il presidente del Governo. "Oggi ce ne sono però il doppio e questo crea un problema di concorrenza. Ma attenzione, la concorrenza di cui parlo è quella generata non tanto da chi cerca lavoro, ma da chi lo offre: i datori di lavoro sanno di poter avere mano d'opera che costa poco, generalmente competente. Il problema, quindi, sta nel manico: la Svizzera per sua scelta politica ha un diritto del lavoro molto debole. Non ha salari minimi, non conosce la protezione contro i licenziamenti, ha un sistema complicato di convenzioni collettive... e questo lascia mano libera a chi vuole sfruttare la situazione."
In conclusione Bertoli afferma che, sì, "magari la proposta di Quadri potrebbe portare i frontalieri a chiedere salari un po' più elevati. Però in tempo di crisi economica gli italiani vengono perché qui c'è lavoro e da loro non c'è."
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