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Ticino
"Il popolo non vuole regali ai ricchi: il Ticino ne prenda atto"
"Il popolo non vuole regali ai ricchi: il Ticino ne prenda atto"
"Il popolo non vuole regali ai ricchi: il Ticino ne prenda atto"
Redazione
10 anni fa
Il sindacato UNIA avverte il Consiglio di Stato dopo la bocciatura popolare della riforma III delle imprese

"Il popolo non vuole regali fiscali per i ricchi, anche il Ticino ne prenda atto."

Così il segretario del sindacato UNIA Enrico Borelli reagisce alle dichiarazioni post-voto del direttore del DFE Christian Vitta, il quale alla luce del sì ticinese alla riforma III delle imprese ha ventilato l'adozione di misure fiscali a livello cantonale.

"Il Governo ticinese farebbe male i suoi calcoli se decidesse di tornare alla carica con regali fiscali ai ricchi, sfruttando il risicato sì espresso domenica dai ticinesi nella votazione sulla terza riforma dell'imposizione delle imprese (Rii III) e bocciata a livello nazionale da quasi il 60 per cento dei cittadini" scrive Borelli in un comunicato stampa. "Le dichiarazioni del consigliere di Stato Christian Vitta, secondo cui il voto favorevole alla Rii III in Ticino potrebbe spalancare le porte a misure fiscali cantonali in favore delle persone giuridiche (in particolare a una riduzione delle aliquote sull'utile e sul capitale) sono perlomeno imprudenti a giudizio del sindacato UNIA, che già sin d'ora afferma la propria ferma opposizione."

"Il popolo svizzero, al di là di qualche sfumatura, ha chiaramente affermato di non volerne sapere di politiche fiscali a esclusivo interesse dei grandi gruppi e degli azionisti e che non rispettano il principio dell'equità fiscale, prosciugando così le casse pubbliche e imponendo sacrifici alla collettività" prosegue il segretario di UNIA. "Se si pensa di impedire la fuga di società sfruttando il federalismo fiscale secondo la nota logica della competizione si commetterebbe un grave duplice errore. Da un lato si mancherebbe di rispetto alla volontà popolare e dall'altro non si raggiungerebbe nemmeno lo scopo dichiarato, visto che la concorrenza fiscale sfrenata al ribasso praticata dai Cantoni negli ultimi vent'anni ha dimostrato di non funzionare nemmeno come strumento per attrarre imprese da un cantone all'altro. Essa è infatti un meccanismo che alla lunga riduce le entrate fiscali di tutti i Cantoni obbligandoli a tagliare sulle uscite e sui servizi per riequilibrare le finanze pubbliche."

"I cittadini svizzeri domenica hanno lanciato un segnale chiaro contro il continuo calo della pressione fiscale in favore dei più ricchi e un conseguente aumento di oneri per le persone con un reddito medio e basso, politiche che rendono sempre più iniqua la distribuzione della ricchezza in Svizzera, dove il 2 per cento della popolazione possiede un patrimonio pari a quello del restante 98 per cento" conclude Borelli. "Per il sindacato Unia dunque la direzione da imboccare è quella opposta, in particolare si tratta di attuare politiche fiscali che vadano a prendere i soldi laddove ci sono, in particolare con un'imposizione più giusta dei grossi patrimoni e dei redditi da capitale."

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