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Ticino
“Il POP censurato dalla Rsi?”
Il segretario Gianfranco Cavalli. Foto CdT/Gabriele Putzu
Il segretario Gianfranco Cavalli. Foto CdT/Gabriele Putzu
Redazione
6 anni fa
Il partito ha presentato reclamo alla Corsi per essere stato escluso dai dibattitivi televisivi e radiofonici sul tema dell’accordo di libero scambio con l’Indonesia

Il Partito Operaio e Popolare (POP) ha presentato reclamo presso il mediatore della CORSI per non essere stato convocato durante i dibattiti televisi e radiofonici della RSI sul tema dell’accordo di libero scambio con l’Indonesia, in votazione il prossimo 7 marzo. Partito che, assieme ai Verdi, “più si è impegnato, sin dalla raccolta firme, a favore del referendum contro l’accordo di libero scambio” e la campagna denominata “Stop olio di palma”, sottolinea il POP in una nota firmata dal segretario Gianfranco Cavalli.

“La RSI ha mancato gravemente di equilibrio all’ora di assegnare gli spazi tanto televisivi quanto radiofonici ai politici che hanno difeso il referendum”, sottolinea il POP. “Alla puntata di “Democrazia diretta” dedicata al tema, andata in onda il 15 febbraio, si è infatti optato per l’invito di addirittura ben due esponenti dei Verdi e uno del PS (che ricordiamo si è schierato per il No solo qualche giorno prima). Mentre in radio sono stati invitati di nuovo le stesse due persone già andate in TV, quindi Greta Gysin e Alex Farinelli. Tutto ciò senza dar retta al Comitato referendario che ha, in anticipo e a più riprese, sollecitato il direttore dell’informazione Reto Ceschi per poter avere una giusta distribuzione degli spazi”.

Il POP si dice “costernato” da questa esclusione e ha deciso quindi di presentare un reclamo alla CORSI. “Sembra infatti diventata una norma l’esclusione di certe formazioni politiche della sinistra dalla RSI, secondo quella che parrebbe essere una vera e propria censura, così com’è evidente l’onnipresenza di certi personaggi della politica cantonale, che sono ripetutamente sui plateau radiotelevisivi a quasi ogni dibattito dedicato a delle votazioni”. Per il POP questo tipo di scelte “non rispetta la pluralità delle informazioni che è d’obbligo al momento di trattare i temi di natura politica” e si tratta di un “comportamento antidemocratico visto l’importante ruolo della televisione e della radio pubblica nella formazione dell’opinione pubblica”.

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