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Ticino
Il PLR scettico sulle aggregazioni
Redazione
12 anni fa
Quella di Gobbi è "una proposta incompleta e poco convincente", secondo i liberali-radicali, che ribadiscono il diritto all'autodeterminazione

Ha concluso la sua analisi, il gruppo di lavoro del Partito liberale radicale ticinese sul Piano cantonale di aggregazione proposto dal direttore del dipartimento delle Istituzioni, Norman Gobbi. Un gruppo composto dal coordinatore Michele Morisoli, Riccardo Calastri, Bixio Caprara, Claudio Cavadini, Franco Celio, Paolo Pagnamenta, Sabrina Romelli e Damiano Vignuta.

E così oggi il partito divulga la propria presa di posizione sul progetto che prevede di ridurre a 20 il numero di Comuni in Ticino.

Il PLR si dice scettico "rispetto a una proposta incompleta e poco convincente".

Il PLR ritiene che la discussione intorno all’assetto dei comuni sia un tema fondamentale che tuttavia non può che iniziare da una domanda chiave e cioè: quale deve essere il ruolo dei comuni di domani? La risposta a questa domanda è assente nel documento presentato dal Governo, secondo il PLR.

"Il metodo con cui si è portato avanti il PCA, l’assenza di informazioni determinanti su flussi e compiti, e una tempistica irrealistica, rendono critica la posizione del PLR" si legge nel comunicato odierno. "A fronte di una riforma epocale non vi è spazio per l’improvvisazione e tutte le carte devono essere sul tavolo dall’inizio per poter prendere le decisioni più accorte nell’interesse dei cittadini."

"Il PLR da sempre ritiene che i comuni rivestano un’importanza capitale nel nostro sistema federale e proprio per questa ragione, a più riprese, si è schierato contro i continui riversamenti di oneri senza trasferimento di potere decisionale" prosegue la nota stampa. "Quando ci si rapporta con loro va sempre tenuto presente che essi costituiscono il primo riferimento per i cittadini e le cittadine: per questa ragione qualsiasi riforma radicale deve essere ben preparata e soprattutto deve tenere in considerazione i molteplici aspetti che toccano i vari piani istituzionali. Il PCA, previsto dalla LAggr, così come presentato non soddisfa il PLR sotto diversi punti di vista, tuttavia questo non significa che il partito sia contrario ad un riordino istituzionale che però, come perno centrale, deve portare dei benefici ai cittadini."

Per sommi capi il PLR ritiene che i cittadini debbano avere il diritto all’autodeterminazione. Per questa ragione il PLR ritiene che, "salvo eccezioni di comuni che manifestamente non sono in grado di proseguire attingendo alle loro forze, ogni aggregazione debba partire dal basso e con il coinvolgimento della popolazione."

"Una drastica riduzione dei comuni non può essere visto come un processo a se stante, ma deve far parte di un disegno obbligatoriamente più ampio di riordino istituzionale che valuti attentamente tutte le conseguenze nell’interesse di un miglior servizio al cittadino. Flussi, compiti e competenze devono essere chiariti sin dal principio" scrive ancora il partito. "La ripartizione dei compiti tra cantone e i “nuovi” comuni, con conseguente riorganizzazione dell’amministrazione cantonale, deve essere trasparente. A fronte di “nuovi” comuni maggiormente autonomi è infatti inefficiente pensare di mantenere la struttura attuale dell’amministrazione cantonale che potrà delegare diverse funzioni."

Infine i tempi. "L’orizzonte temporale per l’implementazione del PCA risulta assolutamente irrealistico" conclude il PLR. "L’impressione è quindi quella di aver voluto trasformare il PCA in un controprogetto indiretto all’iniziativa popolare della VPOD. Per il PLR questo modo di agire rischia di dare origine a un’improvvisazione che sicuramente non giova al rapporto Cantone – Comuni – Cittadini."

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