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Ticino
"Il piano delle aggregazioni non è soddisfacente"
Redazione
12 anni fa
Il PPD ticinese boccia il progetto portato avanti dal Governo, criticandone la forma, la sostanza e la tempistica

Il PPD ticinese boccia il progetto del Piano Cantonale delle Aggregazioni (PCA). Non tanto per il discorso aggregativo (il partito ne è stato pure promotore attraverso il progetto di Riforma istituzionale dei comuni ticinesi del 1998), ma piuttosto per il contenuto, la tempistica e le modalità con cui il progetto è stato portato avanti dal Consiglio di Stato. È quanto è emerso dalla conferenza stampa tenutasi stamani.

"A nostro parere" sottolineano i pipidini "sarebbe stato più utile e opportuno procedere con una consultazione di tutte le parti interessate a questo progetto ex ante; un coinvolgimento degli amministratori comunali, con la richiesta di poter fornire indicazionie e suggerimenti, avrebbe evitato di suscitare alcuni disagi interpretativi in diversi Comuni ticinesi".

Per quanto riguarda il contenuto del progetto, il partito ritiene "impensabile e utopico" ridurre entro il 2020 a soli 23 gli attuali comuni ticinesi. "L’arco temporale di 6 anni non consente di approfondire un progetto così importante e ambizioso, che interessa da vicino tutti i cittadini. Come l’esperienza insegna, i processi aggregativi necessitano di un tempo sufficiente di maturazione per essere condivisi e accettati da parte della popolazione. Senza il consenso "dal basso" qualsiasi progetto difficilmente non può essere realizzato con successo".

Inoltre, prima di stabilire il numero dei comuni, il partito ritiene fondamentale definire i criteri e l'approccio da adottare per formulare le proposte di aggregazione: "Il PCA sembra considerare il Ticino in modo uniforme. In realtà, dalla Valle di Blenio al Locarnese, dalla Leventina al Mendrisiotto, i contesti territoriali sono piuttosto differenti e quindi non possono essere trattati in maniera simile. Le esigenze delle Valli sono diverse da quelle delle Città come Lugano o Mendrisio. Inoltre, quando il cantiere delle aggregazioni ebbe inizio negli anni Novanta, le fusioni comunali avevano lo scopo di aumentare la capacità d’investimento degli enti locali. Oggi, come dimostrano le ultime aggregazioni, questa relazione non risulta più automatica. Il PCA ripropone i problemi di disequilibrio attuali - con un centro trainante come Lugano e le altre entità che gravitano attorno – opponendo in un certo senso gli enti locali molto grandi ed economicamente molto forti a Comuni medio-piccoli e dalle risorse e capacità finanziarie limitate".

Nonostante queste critiche il partito popolare democatrico non intende sottrarsi al compito consultivo richiesto dal Governo in quanto crede che "una riforma del primo nucleo associativo, nonché pilastro della nostra società democratica, sia necessaria per far fronte alle esigenze, crescenti e differenti, della popolazione". Ma se da un lato il PCA può essere considerato uno spunto di disussione sugli scenari futuri del Cantone, "occorre comunque rendersi conto", concludono i pipidini, "che il suo approfondimento necessita di un’analisi molto più completa e articolata di quella presentata dal progetto in esame".

Maggiori dettagli questa sera alle 18.45 nel Tg di Teleticino.

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