
La protesta dei dipendenti cantonali per la riduzione del tasso di conversione dell'Istituto di previdenza del Canton Ticino si è ormai unita a quella contro i tagli inseriti nella manovra di rientro. Questo lunedì mattina docenti e impiegati dello Stato manifestano all'interno delle scuole e degli uffici. "Si taglia solo il panettone. Nient'altro" è il monito presente sullo striscione che campeggia nei corridoi della Scuola cantonale di commercio (Scc) di Bellinzona. Diversi docenti dell'istituto si sono riuniti durante la pausa di metà mattina per manifestare il loro disappunto nei confronti dei tagli pensionistici e ai servizi dello Stato. "Abbiamo deciso di tagliare solo il panettone, un gesto che vuole essere uno spunto di riflessione", ci dice una docente. "È un'occasione per fare riflettere sul destino del servizio pubblico. Il nostro desiderio è lavorare per uno Stato che agisca con dignità e che sappia orientare l'economia privata in modo virtuoso".
Un'altra manifestante denuncia: "Lavoro da tanti anni nella scuola pubblica. Gradatamente e costantemente, ho visto un peggioramento delle nostre condizioni di lavoro e salariali, che si è però accompagnato a una crescita degli oneri lavorativi e dei ritmi".
"Protestiamo anche per voi"
A condurre il corteo davanti alla sede della Scc c'era Enrico Quaresmini, portavoce della rete ErreDiPi, organizzatrice della manifestazione. "Protestiamo oggi per i nostri salari, che saranno i vostri di domani", ha scandito Quaresmini, rivolgendosi agli studenti. "La protesta è anche per il privato: se lo Stato non riconosce il carovita, non lo farà neanche il privato".
"Lo sciopero non è una bestemmia"
Nella scuola bellinzonese, la protesta degli insegnanti è durata solo poco più della normale pausa di metà mattina. "La protesta di oggi è un primo passo", ha tuonato al megafono Quaresmini, davanti all'ingresso della Scc. "Si tratta solo dell'inizio. Lo sciopero è uno strumento protetto dalla Costituzione. Quando le cose non vanno, ci si ferma: noi oggi facciamo una protesta durante la pausa, ma lo sciopero non è una bestemmia. Quando serve, serve", ha concluso Quaresmini, accolto dagli applausi dei manifestanti.

