
"Con Carmelo Rifici ci è andata di lusso."
È soddisfatto, Renato Reichlin, per la nomina del suo successore.
Stasera al Palazzo dei Congressi Reichlin presenterà l'ultimo spettacolo da lui scelto in qualità di direttore artistico di LuganoInScena, dopodiché si concluderà la sua collaborazione con la Città.
Oggi, sul Corriere del Ticino, il direttore uscente si confida ampiamente, sia in merito alla sua esperienza, sia sulla modalità delle recenti nomine nella cultura luganese.
Nomine il cui percorso è stato molto tortuoso, secondo quanto racconta Reichlin. "Io mi limito a constatare che le due cariche più importanti del DAC-LAC sono state assunte senza concorso" dichiara. "Constato che per il posto di mio assistente nel dicembre 2011 è stato aperto un concorso al quale hanno partecipato 88 candidati. Ho esaminato tutti i dossier, abbiamo fatto una serie di colloqui con i 4 o 5 che reputavamo i migliori tra i quali c'erano degli italiani, e non poteva che essere così visto che viviamo nello stesso mondo teatrale. A uno di loro è anche stata fatta un'offerta di stipendio, poi è successo che il passaporto italiano era un problema. Quello canadese no, ma quello italiano sì... Dopo un anno e mezzo il concorso è stato annullato. Per mesi abbiamo ricevuto telefonate dai candidati che volevano notizie, con grande imbarazzo da parte nostra perché non si sapeva nulla. A un certo punto è saltato fuori il nome di qualche raccomandato con il passaporto giusto ma senza esperienza ed è per questo che ho temuto anche per la scelta del mio successore: grazie alla doppia nazionalità di Carmelo Rifici ci è andata di lusso."
Reichlin e Rifici si conoscono bene. "Carmelo è una gran brava persona, gentile, colto, ed è un uomo di teatro" afferma il direttore uscente. "Certo, fa il regista, che è un mestiere diverso dal mio, ma per lui sarà un'esperienza molto stimolante. I suoi genitori abitano a Lugano, ha frequentato la Commercio di Bellinzona, è stato tra i miei spettatori al Sociale, anche se non lo conoscevo ancora. È una scelta condivisibile... Ma abbiamo rischiato grosso, almeno in base a ciò che ho sentito..."
Tornando a parlare di sè stesso, Reichlin dice di lasciare Lugano con qualche rammarico, ma con la convinzione di aver fatto tutto sommato un buon lavoro. Il rammarico è quello di non essere riuscito a far capire alla politica che il settore segli spettacoli andrebbe rafforzato, sia a livello di personale che di marketing e comunicazione. La soddisfazione è però quella di aver comunque offerto un percorso di crescita qualitativa e quantitativa dell'offerta culturale a Lugano. E le numerose attestazioni di stima che ha ricevuto dopo aver comunicato le dimissioni, lo commuovono e lo rendono orgoglioso di quanto fatto.
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