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Ticino
Il Parlamento ticinese scava nel Coronavirus
Redazione
6 anni fa
In via eccezionale a Palazzo dei Congressi a Lugano, il Gran consiglio discute dell’emergenza sanitaria

“La democrazia non è andata in letargo, ha semplicemente proseguito con ritmi e prassi inusuali nel rispetto della situazione delicata”. Sono le parole pronunciate dal presidente del Legislativo cantonale Claudio Franscella a inizio della seduta del Gran Consiglio che si sta tenendo in questo momento al Palazzo dei Congressi a Lugano. La prima dopo i due mesi di “pausa” forzata. Pausa durante la quale, appunto, i contatti tra l’Ufficio presidenziale, i capigruppo, i presidenti di partito e il Governo sono continuati, ha assicurato Franscella.

Un minuto di silenzio per chi non ce l’ha fatta

Dopo aver ringraziato a nome delle istituzioni la popolazione ticinese per il comportamento adottato, Franscella ha ricordato le persone che hanno perso la vita in questo periodo . “Molti ticinesi stanno ancora patendo e lottando contro il virus” ha dichiarato. “Un particolare pensiero vai ai 348 cari concittadini, che non ce l’hanno fatta a superare la malattia e alle loro famiglie”. I presenti si sono quindi alzati in piedi e si sono raccolti in un minuto di silenzio.

Apertura con polemica

L’inizio della sessione si è subito aperta in polemica. Matteo Pronzini ha contestato il fatto che “la legge sul Gran Consiglio non prevede che i funzionari prendano la parola” ha detto il deputato MPS, riferendosi agli interventi previsti di li a poco del medico cantonale Giorgio Merlani e del comandante Matteo Cocchi. Franscella ha dal canto suo risposto che l’Ufficio presidenziale ha preso la decisione “all’unanimità” di farli intervenire, rimarcando l’eccezionalità della seduta. È stata quindi necessaria una votazione per decidere come proseguire, con infine il nullaosta alla decisione dell’Ufficio presidenziale.

Gli interventi di Gobbi, Vitta, De Rosa e Bertoli

Hanno preso poi la parola i singoli consiglieri di Stato. Il neo presidente Norman Gobbi ha ripercorso le tappe principali degli utlimi tre mesi, per poi parlare dello Stato di necessità, prolungato fino alla fine di giugno. «Questa manovra ha permesso di chiamare in servizio militi della protezione civile, procurare materiale medico, costruire strutture provvisorie annesse a ospedali o case anziani, mettere in esercizio i checkpoint sanitari. Perché prolungarlo? Per garantire la libertà di manovra del Governo in caso di cambiamenti, preservare le strutture messe in piedi e continuare ad acquistare materiale».

Ricordando gli enormi sforzi sostenuti dal sistema sanitario, Raffaele De Rosa ha messo in guardia sulla nuova fase e sui possibili rischi: “Richiamo di sprecare, sulla griglia di qualche costinata, quello che siamo riusciti a salvaguardare” ha detto il direttore del DSS, invitando la popolazione a continuare a mantenere un comportamento responsabile.

Chrisitan Vitta si è concentrato sulle conseguenze economiche:: “A fronte di un preventivo che presenta un avanzo di 4 milioni, bisogna prevedere un deficit per oltre 300 milioni” ha dichiarato il direttore del DFE, aggiungendo che la cifra sarà man mano aggiustata,.

Dopo aver ripercorso le tappe difficili che hanno riguardato il suo Dipartimento, Manuele Bertoli ha parlato della riapertura delle scuoole a settembre. Il DECS prevede in particolare tre scenari: la scuola ordinaria, una soluzione ibrida o la scuola a distanza “che speriamo di non dover riattivare” ha concluso il ministro..

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