
Il comunicato diramato dalla sezione ticinese del sindacato UNIA: "Le decisioni adottate stamane dal Consiglio nazionale in materia di orari di apertura dei negozi sono la conferma della profonda spaccatura esistente tra le istituzioni e il mondo reale. Non si può che commentare così l'approvazione di due mozioni volte a liberalizzare ulteriormente il lavoro notturno e domenicale, a pochi giorni dall'ennesimo no popolare (quello di Basilea Città) ad un progetto di deregolamentazione e dalla piena riuscita del referendum contro l'apertura 24 ore su 24 degli shop annessi alle stazioni di benzina situati lungo i grandi assi stradali. Un referendum per il quale il sindacato Unia solo in Ticino ha raccolto 5 mila firme in un mese, a conferma che un'ulteriore estensione degli orari di apertura dei negozi non rappresenta un bisogno per la popolazione, come invece i fautori della liberalizzazione vorrebbero far credere. Del resto, non si spiegherebbe altrimenti il fatto che nelle ultime 12 votazioni cantonali su questa materia solo in un caso (a Soletta nel 2010) un progetto di deregolamentazione degli orari ha ottenuto l'avallo del popolo. Eppure la maggioranza borghese del parlamento ha deciso di insistere su questa via, accogliendo un'estensione fino alle 8 di sera degli orari di apertura dei commerci in tutta la Svizzera (mozione del senatore Filippo Lombardi) e di ridefinire il concetto di "regioni turistiche” allo scopo di aggirare il divieto di lavoro domenicale ad esclusivo interesse dei grandi centri commerciali (mozione di Fabio Abate). È infatti evidente che di questo si tratta, anche se gli autori dei due atti parlamentari continuano a sostenere che il loro impegno per la causa della liberalizzazione vada nell'interesse del Ticino. Viene spesso citato il Mendrisiotto per la sua posizione strategica a ridosso della frontiera, ma ci si dimentica sempre di ricordare che questa è anche la regione con il più alto tasso di tumori polmonari in Svizzera e che certo non ha bisogno di ulteriori generatori di traffico quali sono i centri commerciali. Il sindacato Unia continuerà pertanto a combattere con ogni mezzo, sia a livello ticinese sia a livello nazionale, ogni tentativo di liberalizzare ulteriormente gli orari di apertura dei commerci e ribadisce la necessità di adottare una moratoria in materia."
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