
Sono tanti gli esponenti politici che, dopo il video pubblicato dalla RSI sui soprusi subiti da una recluta ticinese, stanno prendendo posizione. Ma le parole più forti sono senza dubbio quelle del padre del giovane, che a La Regione racconta: "Per un mese si è tenuto tutto dentro. Non voleva farmi preoccupare. Posso solo immaginare il peso che ha dovuto sopportare". Non c'è rabbia nelle parole dell'uomo, solo la voglia di fare giustizia: "E' una grande occasione quella che ci si presenta ora, a più livelli. Il primo è che certe integrazioni di piccoli nuclei di ticinesi in contesti affollati da commilitoni di altre regioni linguistiche possano venire in futuro evitate. Il secondo è che, aprendo il vaso di Pandora, si parli da ora in avanti apertamente di circostanze simili per denunciarle con fermezza. Mai più deve accadere che chi subisce poi taccia".
Oltre a ringraziare le centinaia di persone, compreso Norman Gobbi, per le parole di solidarietà, l'uomo conferma al quotidiano bellinzonese che suo figlio "ha sempre creduto nell'esercito, e ci crede ancora".
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