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Ticino
"Il NYX è fallito a causa di Noseda"
Redazione
13 anni fa
L'avvocato difensore di Tito Bravo chiede la scarcerazione del suo assistito e lancia accuse al procuratore generale

Come già l'avvocato Roberto Macconi, anche Elio Brunetti, legale di Tito Bravo questa mattina ha esordito la sua arringa dicendo che al termine del suo intervento avrebbe chiesto la scarcerazione del suo assistito. Poi, dopo aver ricordato gli estremi di Tito Bravo – nato in Perù e giunto in Ticino come tutto fare nel '89 – ha affrontato punto per punto l'atto di accusa del procuratore generale John Nosesa. A cominciare dai reati contro la persona. “Moron è una persona pacifica” Secondo l'accusa pubblica nella sua veste di azionista Tito Bravo avrebbe ordinato a tre agenti di sicurezza di prelevare con forza e rinchiudere in uno stanzino due avventori, prima di lasciarli sul ciglio della strada con diversi ematomi e tumefazioni al volto e al corpo. Per questi fatti, Brunetti ha chiesto il pieno proscioglimento. “Che Moron non fosse presente al momento del pestaggio, ha detto Brunetti, lo prova la denuncia di uno degli avventori malmenati. Denuncia che non fa nessuna menzione di Moron chiamato in causa unicamente nove mesi più tardi in un secondo verbale di polizia nel quale però gli agenti di sicurezza diventano tre. “Ci troviamo di fronte a due versioni discordanti”, ha concluso Brunetti. Le accuse sono contraddittorie. Le prove diventano quindi indizi. Per questo motivo, Brunetti ha chiesto l'assoluzione del suo assistito dal reato di sequestro di persona, correità in lesioni semplici e omissione di soccorso. “Dalle casse delle società ha attinto, ma non per scopi personali” Brunetti ha quindi affrontato il capitolo legato alle accuse di amministrazione infedele per le società amministrate da Moron, fatti parzialmente ammessi dall'imputato, ha fatto notare Brunetti: “Moron ha ammesso di aver attinto indistintamente dalla casse delle società per pagare debiti di altre società, di aver attinto da un unico calderone, senza rigore e senza ordine. Egli però non ha mai voluto danneggiare il patrimonio delle sue società. Si è assunto il rischio che con questa gestione confusa potesse accadere. Se ci troviamo di fronte al reato di amministrazione infedele – continua Brunetti - non è per dolo diretto. Moron ha agito per dolo eventuale. E soprattutto Moron non ha distratto fondi per scopi personali. Lo prova il suo conto al momento dell'arresto: 30 mila franchi”. Insomma, Moron ha sì gestito in modo confuso la contabilità delle sue società, ma non ha mai distratto fondi per scopi personali. “Il Nyx è fallito a causa della Magistratura” Sull'accusa di bancarotta fraudolenta del Nyx, Brunetti è quindi passato all'attacco: “L'unica causa del fallimento della società Nyx è la chiusura dei locali disposta dalla magistratura”. Al momento dell'arresto, la discoteca andava alla grande. Il cash flow settimanale era di 50 mila franchi, ha fatto notare Brunetti. C'erano tutti i presupposti affinché non fallisse. Brunetti ha quindi ripercorso quei mesi caldi in cui la gestione della discoteca è stata data in affidamento alla fiduciaria Antonini. Posta sotto l'amministrazione del commissario Ventura, si poteva andare avanti evitando il fallimento. Il commissario Ventura, ha spiegato Brunetti, si è impegnato per trovare un finanziatore che iniettasse 100 mila franchi, capitale necessario per riprendere l'attività. A questa operazione, però la Magistratura si è opposta: “non ho mai capito perché, ha tuonato Brunetti mentre il procuratore generale scuoteva la testa. Questa operazione avrebbe potuto evitare il fallimento, e quindi anche il reato di bancarotta fraudolenta. Per questo motivo, ha concluso Bunetti, chiedo il proscioglimento da questo reato, trattandosi inoltre di un reato intenzionale. L'azionista ginevrino non ha subito alcun danno Per il suo assistito Brunetti ha chiesto inoltre il proscioglimento dal reato di truffa ai danni dell'azionista ginevrino, colui che ha fornito

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