
Inverno e virus, un binomio indissolubile: influenze, raffreddori, febbre. E, in queste settimane, anche il ritorno del norovirus, responsabile della classica gastroenterite, capace di mettere letteralmente fuori gioco nel giro di poche ore. «Può provocare vomito importante, diarrea e febbre e, soprattutto, tende ad ‘appiccicarsi’ in maniera importante quando è presente», spiega a Ticinonews il direttore sanitario della Clinica Moncucco Christian Garzoni.
«Altamente contagioso»
A riprova del fatto che si «attacchi» facilmente, anche i recenti casi registrati in ambito sportivo: durante gli eventi legati a Milano-Cortina 2026, il norovirus ha colpito la squadra femminile di hockey su ghiaccio della Finlandia, rendendo necessario il rinvio di una partita. Un episodio che ha acceso i riflettori su quanto questo virus possa diffondersi rapidamente in contesti collettivi. «È altamente contagioso. Conosciamo epidemie nelle scuole reclute, sulle navi da crociera e durante assembramenti sportivi. Non è nulla di particolare», rileva Garzoni. «Negli ospedali spesso facciamo fatica a controllare tali epidemie, a tal punto che capita di dover chiudere un reparto per alcuni giorni per bloccarle. Ma, ripeto, non è nulla di eccezionale», puntualizza Garzoni.
Durata limitata
Al di là dei grandi eventi, il norovirus sta circolando anche nel nostro cantone. «Come sentinella, al pronto soccorso di Moncucco non abbiamo visto un aumento dei casi. Non ci sono statistiche ufficiali perché non c’è una notifica. Direi quindi che siamo in una situazione di normalità». I sintomi arrivano in fretta e sono tutt’altro che leggeri, ma nella maggior parte dei casi la malattia ha una durata limitata. «Il tutto si autorisolve solitamente nel giro di uno-due giorni», prosegue Garzoni. «Per le persone in buona salute la cosa importante è idratarsi a sufficienza e ciò significa anche assumere abbastanza sali minerali: sali, frutta (che contiene potassio) e un po’ di coca-cola, che aiuta a calmare i sintomi. Garantita l’idratazione per un paio di giorni, il virus se ne va da solo». Per le persone più fragili «bisogna invece stare un po’ più attenti e, nel dubbio, rivolgersi al proprio medico di famiglia», conclude Garzoni.

