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Ticino
Il "no" di Monti secondo Marco Bernasconi
Redazione
15 anni fa
Fisco: Monti segue la direttiva dell’UE che prevede lo scambio automatico di informazioni bancarie entro la fine del 2017

Il rinnovo degli accordi fiscali con l’Italia slitta. E a farne le spese è soprattutto il Ticino, vittima delle difficoltà dei negoziatori federali. A sostenerlo è il consigliere nazionale della Lega Lorenzo Quadri in un'interrogazione inviata al Consiglio federale dopo che venerdì scorso il governo Monti ha dichiarato di non voler negoziare col nostro Paese un accordo fiscale analogo a quello raggiunto con Germania e Regno Unito. Una dichiarazione di guerra giunta di sponda perché comunicata al Parlamento italiano durante l’ora delle domande ma che non sorprende minimamente il professore d’economia Marco Bernasconi. “Sia Tremonti sia Semeta, il commissario europeo per la fiscalità e l'unione doganale, hanno sostenuto che questi accordi violano il diritto europeo, ci spiega Bernasconi. L’Europa si è infatti dotata nel febbraio di quest’anno di una direttiva che prevede entro la fine del 2017 lo scambio automatico delle informazioni bancarie per tutti gli Stati e i redditi. È dunque evidente che se la Svizzera stipula in modo bilaterale accordi che non prevedono lo scambio automatico di informazioni si pone la questione di sapere se c’è o meno la violazione del trattato”. E non a caso Mario Monti ha messo al vaglio della commissione europea gli accordi che la Svizzera ha siglato con Germania e Regno Unito. Accordi che si rifanno al modello Rubik, ultimo baluardo di un segreto bancario sempre più sotto pressione. Secondo Marco Bernasconi “tutti gli accordi che in questi anni la Svizzera ha stipulato avevano come obiettivo di evitare lo scambio automatico di informazioni. Ora se l’UE ha deciso di arrivare allo scambio automatico entro il 2017, significa che anche alla Svizzera verrà fatta questa richiesta che coincide con la fine del segreto bancario”. Come sostiene Lorenzo Quadri intanto a farne le spese è soprattutto il Ticino che dal ’76 paga per tutta la Svizzera lo scotto di un accordo di doppia imposizione con l’Italia poco vincolante. “Quadri ha ragione, dice Bernasconi. La Svizzera vuole l’accordo fiscale con l’Italia ma intanto il prezzo di una mancata concessione di informazioni bancarie è stata pagata unicamente dal Ticino con il ristorno dell’imposta alla fonte dei frontalieri. Accordo che risale al 1976 e che fin ora è costato un miliardo di franchi”. Una cosa è certa, la via tracciata dal noto europeista Mario Monti non si discosta di molto da quel Giulio Tremonti che con la Svizzera non ne voleva sapere. fp

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