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Ticino
Il "no" ai minareti diventa un gioco
Redazione
17 anni fa
La campagna contro la costruzione dei minareti punta anche su un gioco online. Pierre Rusconi: 'Non ci ho mai giocato, è roba troppo tecnologica per me'

C’è chi non si ferma davanti a nulla pur di arrivare all’obiettivo. E le inventa tutte, pure un gioco online con tanto di minareti che spuntano da una città svizzera e dei muezzin da fermare. Dietro il sito minarett-attack.ch - da cui non traspare nulla dell’inventore e non c’è nessun copyright - si trova il Comitato contro la costruzione dei minareti, che da ottobre ha lanciato il gioco online. Con questo obiettivo: “Per evitare che la Svizzera sia piena di minareti vota il 29 novembre: ‘Sì per l’iniziativa contro le costruzioni di minareti’”. Il sito è semplice: si può scegliere la lingua, c’è il pulsante per accedere alla musica - tipicamente svizzera “disturbata” dal richiamo dei muezzin -, le istruzioni e il gioco. Semplice pure quello, come si legge dal sito: “Cerca di raccogliere più punti possibile, in cui fermi la costruzione dei minareti e le chiamate dei muezzini rossi, prima che finisce il tempo. Per ricevere più tempo, devi arrestare i muezzini verde”. Insomma, un sito politically incorrett. “Conosco il gioco, ma non ci ho mai giocato. È roba tecnologica ed è già troppo avanzata per me”, ci dice il presidente dell’UDC Ticino Pierre Rusconi. Che aggiunge: “Non è offensivo, mi hanno detto. So che non è l’unico gioco che c’è in giro. Certo, è un modo di far propaganda come un altro. Oggi si usano le tecnologie più vicine ai giovani. È il futuro della politica. La politica è considerata un gioco, quindi…”. Contro l'iniziativa, e a questo punto sicuramente anche contro il gioco, si è schierato oggi il mondo economico svizzero che in conferenza stampa ha dichiarato: “L'iniziativa sui minareti è dannosa e contraria ai nostri valori”. E questo perché “essa mette in gioco la reputazione della Svizzera quale paese tollerante e aperto e viola i valori tradizionali del nostro paese, tra i quali le libertà di credo e di religione. Inoltre il divieto danneggia la nostra piazza economica”.

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