
7 marzo 2013. Un giorno ancora ben impresso nella memoria di tanti ticinesi, in particolare dei leghisti. Improvvisamente infatti moriva Giuliano Bignasca, presidente della Lega dei Ticinesi. Una Lega che si accingeva a vincere le elezioni Municipali di Lugano e che, da quel giorno, sotto certi aspetti non è stata più la stessa. Tante le foto che ricordano quel giorno, tra cui quella di un Lorenzo Quadri distrutto nell'apprendere della scomparsa di quello che per lui era più che il direttore del Mattino e un collega nell'esecutivo luganese.
E proprio con Quadri abbiamo parlato, poco prima della seduta parlamentare che sta seguendo a Berna, di Bignasca e della Lega di oggi.
Lorenzo Quadri, oggi sono cinque anni dalla morte di Giuliano Bignasca. Che sensazioni prova?Sono anniversari che ti toccano dentro. Non mi sembra neanche possibile che siano passati già così tanti anni: a dirla tutta mi sembra ieri l'ultima volta che ho visto il Nano. Forse perché è stata una presenza così importante nella mia vita che neanche il tempo che passa riesce a farla sbiadire.
Che ricordi ha di quel tragico giorno?Sono ricordi che non vorrei ricordare... L'ho scoperto da una telefonata di un collaboratore. Ma mi sembrava una cosa così incredibile, non potevo crederci. Dato che ero a Lugano per partecipare alla seduta municipale mi sono subito fiondato in redazione e sono rimasto sconvolto quando la consapevolezza è subentrata alla speranza che tutto quello che avevo sentito non fosse vero. Sono stati giorni molto duri.
Cosa è stato per lei?Tecnicamente un collega in Municipio, il direttore del giornale per cui lavoro e il presidente del movimento che rappresento. Ma in realtà è stato molto di più: c'era un rapporto personale importante, fatto da una grande sintonia e da una presenza importante nelle rispettive vite quotidiane. E' grazie a lui se ho iniziato a fare politica nella Lega e se negli anni sono riuscito a imparare tanto, con un continuo scambio di idee con una persona così geniale.
Si ricorda ancora come lo ha conosciuto?A metà degli anni '90. Ero uno studente universitario e volevo cominciare a collaborare con il Mattino. Ricordo che quando l'ho incontrato era vulcanico, impetuoso, sincero. E pensai: "E' proprio come l'ho visto in televisione!". Ed effettivamente è stata sempre una persona senza artifici.
Appunto, vulcanico e impetuoso. Lei ha un carattere decisamente più sobrio. Come potevano due persone all'apparenza così diverse avere un legame così stretto?Bella domanda... è successo, non ci siamo mai dovuti impegnare per far funzionare la collaborazione tra di noi. Forse proprio le nostre differenze ci hanno resi complementari, facilitate dal fatto che le prospettive e le idee erano molto simili. Ridevamo e scherzavamo molto in redazione o in Municipio, ma io gli ho sempre dato del lei e non ho mai messo in discussione il fatto che il capo fosse lui. E posso anche dirvi che non abbiamo litigato e che con me non ha mai alzato la voce...
E' vero che la chiamava "Apocalispe Now"?Mi ha dato tanti soprannomi... Apocalipse Now perché sosteneva che scrivessi in modo catastrofista. Ma, visto come si sono sviluppati negli anni certi temi, forse avevo ragione io...
Leggenda vuole che avesse fatto una scommessa particolare con lei, su chi dei due aveva più soldi in banca...Una scommessa assurda! Lui aveva un sacco di palazzi, era ovvio che era più ricco di me! Ma era il suo modo di prendermi in giro, dato che sosteneva che sono spilorcio...
Qual è il suo più bel ricordo di Bignasca?Quando abbiamo raddoppiato i seggi in Municipio a Lugano, con la mia entrata nell'esecutivo. Era stata una crescita della Lega nella sua città: un momento importante dove lo avevo visto particolarmente felice. Posso quindi solo immaginare come avrebbe esultato quando nel 2013 siamo riusciti a diventare il primo partito a Lugano...
Da quel momento per la Lega c'è stata inevitabilmente un'evoluzione, sia per il ruolo di governo che per, appunto, la scomparsa del suo leader. Com'è cambiato il movimento?Credo che alcune cose siano effettivamente cambiate. Ma si tratta di cose marginali, rispetto alle idee e i fondamenti che sono rimasti gli stessi. Per la Lega in questi anni la sfida principale è stata quella di saper assumere le proprie responsabilità e la maggioranza governativa senza perdere la sua natura di movimento di protesta. Ovvio che anche la struttura del partito è cambiata: un conto è avere un leader che "indica la via", anche con improvvisi cambi di direzione. Un altro è essere in più persone a discutere e confrontarsi sulla linea del partito. Ma mi sembra che in fin dei conti il lavoro sia stato buono.
C'è chi dice che, se ci fosse ancora Bignasca, alcune prese di posizione la Lega non le avrebbe mai prese...Diciamo che sulla tassa sul sacco la posizione del Nano sulla tassa sul sacco era un po' diversa da quella attuale... E sulla No Billag forse ci sarebbero state meno prese di posizione contrarie. Ma, come detto prima, sulle cose davvero importanti la Lega è coerente alle idee e allo spirito di Bignasca.
Cosa gli direbbe oggi?Gli chiederei se è soddisfatto della Lega e del Mattino. Ma credo che, malgrado tutto, lo sarebbe ancora. Sia per i risultati che per le sue idee, che anche se lui non c'è più continuano ad andare avanti. Credo che gli avrebbe fatto piacere vedere che la Lega e il Mattino non sono finiti con lui, anzi... Anche se probabilmente, vedendo alcune cose nella bozza del Mattino il sabato, scenderebbe giù in redazione sbottando e dirci di rifare le cose. Per poi farmi una battuta e strappare un sorriso a tutti!
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