
Erano toni relativamente pacati quelli che si sono sentiti ieri pomeriggio nella zona della foce a Lugano, dove si è svolta l’assemblea degli autogestiti, chiamati a discutere delle future mosse da seguire dopo l’ordine di sfratto giunto dal Municipio. Apertura è giunta soprattutto dalla “vecchia guardia” dell’autogestione luganese, che ha spinto per l’avvio di una trattativa con Palazzo civico. L’invito al dialogo è lanciato pure da Fausto “Gerri” Beretta Piccoli, politico di lungo corso e fra i protagonisti della prima scena autogestita di Lugano.
“Venga messa la faccia”
“Dialogo non significa parlare con un funzionario, bensì parlare con i politici, con i municipali in particolare”, esordisce Gerri Beretta Piccoli al microfono di Teleticino. All’Esecutivo chiede più apertura: “occorre che anche il Municipio metta la faccia e venga a vedere di persona”. L’esponente di sinistra lancia poi una stoccata all’indirizzo di via Monte Boglia: “Qualcuno che scrive la domenica dovrebbe smetterla di continuare a criticare, solo per sentito dire”.
Minacce da non prendere sul serio
E in merito alle minacce di scontri urbani giunte dai molinari in seguito alla decisione del Municipio, Beretta Piccoli relativizza: “Nessuno ha davvero intenzione di applicare il discorso del ‘mettiamo a ferro e fuoco la città, lanciamo bombe a mano, lacrimogeni e usiamo i carri armati’. Occorre non provocare, ma anche non farsi provocare”, conclude.
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