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Ticino
"Il mix di virus mette pressione sugli ospedali. Test a pagamento un problema"
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
4 anni fa
Ad affermarlo a Ticinonews è il medico cantonale Giorgio Merlani, interpellato per parlare della situazione attuale a livello pandemico e delle nuove misure che entreranno in vigore a gennaio.

In vista delle imminenti festività natalizie, le autorità cantonali hanno deciso di rinnovare l’invito a seguire le misure di protezione sanitaria che ormai conosciamo. Il coronavirus - precisa l'Ufficio del medico cantonale - rimane infatti molto diffuso fra la popolazione e la concomitante presenza di altri virus stagionali mette sempre più pressione sulle strutture sanitarie. Ne abbiamo parlato con Giorgio Merlani, medico cantonale.  

Qual è la situazione negli ospedali ticinesi rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso e di due anni fa? 

“In cifre assolute la situazione è paragonabile agli anni scorsi. La differenza è che ci si è abituati. Si ha accettato una nuova normalità, con 140-150 persone ricoverate in ospedale a causa del Covid. Il problema di quest'anno è che si aggiungono anche l'influenza e altri virus respiratori. La mancanza dell'uso della mascherina, la riduzione delle misure igieniche e della distanza hanno fatto sì che i virus circolino in modo importante. Questa combinazione è fastidiosa soprattutto per il carico sugli ospedali”.

Dal primo gennaio i costi dei tamponi per chi ha sintomi saranno a carico delle casse malati, non c’è il rischio che le persone rinuncino a farsi testare? Penso a chi ha una franchigia elevata.

“Si, e non solo. Il test è passato dall’essere una misura di salute pubblica a diventare una scelta di medicina individuale. Infatti non lo paga più la Confederazione, ma la cassa malati e le assicurazioni pagano solo le prestazioni necessarie per la nostra salute. Non c’è solo il problema della franchigia, ma anche il fatto che l’indicazione a testarsi è molto limitata. I medici saranno autorizzati a testare chi ha una probabilità elevata di fare un decorso grave per il quale sarebbe necessaria una terapia. Il test non sarà così legittimo al minimo sintomo, anche se importante, ma solo per persone a rischio che devono ricevere una terapia. Sarà poi il medico, in base al risultato del tampone, a decidere come procedere”.

Come funziona per gli asintomatici o per chi non ha la prescrizione medica?

“Il test sarà a carico del datore di lavoro, se decide che è necessario, o delle autorità se richiesto nell’ambito di indagini ambientali, ad esempio se all’interno di una struttura ci sono tanti casi e si vuole chiarire la situazione. Ma in tutti gli altri casi il tampone è a carico della persona”.

Dal suo punto di vista le cene aziendali e di famiglia con molte persone sono ancora un problema? O lo sono solo per le persone vulnerabili?

“All’interno delle strutture sanitarie abbiamo invitato le persone a bilanciare rischi e benefici. È vero che questi momenti sono importante a livello di team building, ma ci sono anche dei rischi. Se un collega ha l’influenza rischia di contagiare gli altri e di compromettere la produttività dell’azienda nei giorni seguenti. Invito ogni persona a riflettere, magari si può fare una cena di reparto invece che aziendale. Ma se non si sta bene e si hanno dei sintomi è meglio stare a casa”.

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