
Viene chiamato il “miracolo olandese”, il sistema messo in atto dal 2010 nei Paesi Bassi per gestire l’afflusso di richiedenti l’asilo. Alla base vi è una concentrazione delle varie fasi della procedura in un solo posto. Un profugo arriva nel centro e prende contatto con un funzionario. Da quel momento tutta la procedura, che dura 8 giorni, si svolge nel centro e viene seguita dalla stessa persona. Niente passaggi di incarti, niente deleghe ad altri uffici. In otto giorni tutto è deciso. "Miracolo è un po' esagerato"Il consigliere nazionale ticinese Marco Romano, insieme agli altri membri della Commissione per l’asilo, si è recato oggi a Ter Apel per vedere con i propri occhi questo “miracolo”. Una parola che Romano giudica comunque un po’ esagerata. “Si sente spesso parlare di miracolo olandese” spiega Romano, “ma una cosa è il concetto sulla carta, un’altra la sua applicazione nella realtà.” "Elementi interessanti"“Ci sono molti elementi interessanti importabili in Svizzera, ma altre misure da noi sarebbero impossibili”. A partire dalle grandissime dimensioni del centro, una ex base NATO che può ospitare 1200 persone. “Nel nostro Paese sarebbe molto difficile trovare un’area simile” afferma Romano. La concentrazione delle varie fasi della procedura è però molto interessante. “Qui è tutto concentrato in un solo posto, dall’accoglienza alla consulenza. Questo permette di marciare veloce e chiudere le procedure in pochi giorni. Al contrario dei due o tre anni necessari da noi, qui al massimo possono durare 60 giorni.” "Accoglienti ma molto severi"Un maxi centro come quello olandese permette di evitare la dispersione. “Qui non ci sono profughi in pensioni o motel. Sono tutti nello stesso posto e chi si comporta male viene sbattuto fuori senza tante storie” spiega Romano. “Da una parte aiutano molto i richiedenti l’asilo, affiancandoli a medici o avvocati che illustrano loro i diritti che possono avere. Dall’altra sono molto severi: chi sgarra finisce sulla strada.” "Processo a catena"Quello olandese è praticamente un processo a catena. “C’è un’organizzazione metodica, è tutto quasi meccanico” racconta ancora Romano. “È un po’ la direzione in cui vuole andare la legge sull’asilo al voto il 9 giugno: una maggiore concertazione dei mezzi per velocizzare le procedure.” "La Svizzera non è l'Olanda"In Olanda, da quando è stato introdotto il sistema, il numero di richieste d’asilo è stabile. Difficile quindi dire se un tale sistema scoraggi o inciti gli arrivi. Per la sua applicazione in Svizzera, comunque, ci sono dei limiti logistici. “Qui intorno io vedo solo campi. A Chiasso, per esempio, sarebbe impossibile realizzare un centro simile, non ci sarebbe lo spazio. Ma occorre andare nella direzione di legare maggiormente tra loro i vari attori della procedura, magari anche su più sedi, ma a stretto contatto tra loro.” AS
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