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Ticino
'Il mio ristorante sotto le macerie del Montana'
Redazione
17 anni fa
Parla Beatrice Colosio, la ticinese che vive a Porte-au-Prince. 'Ho aperto un conto e un sito - ci dice - per aiutare i miei dipedenti'

Bisogna fare qualcosa. E subito. Ne è convinta Beatrice Colosio, muraltese da 14 anni a Port-au-Prince con il marito, che abbiamo intervistato la scorsa settimana. Colosio ha due ristoranti. Uno è ancora in piedi l'altro, aperto un mese fa presso l'hotel Montana, è stato devastato dal terremoto (ndr: vedi le foto nella gallery scattate dall'intervistata). Una sessantina le persone impiegate nei due ristoranti. Molti si trovano ora senza un tetto, altri invece non si trovano affatto.  Beatrice, che ci ha raccontato l’inferno che stanno vivendo i cittadini di Port-au-Prince, ha deciso di dedicarsi attivamente agli aiuti umanitari, partendo dai suoi dipendenti che sono rimasti senza un tetto e hanno perso tutto. “Qui gli aiuti arrivano con il contagocce e c’è tantissima gente che li sta aspettando. Inoltre gli aiuti sono bloccati all’aeroporto e se ci sono vengono distribuiti lentamente”, ci dice Colosio via Skype. “Ho deciso di aiutare i miei dipendenti – ci spiega -. Così ho creato il sito www.fiordilatte-haiti.org (ndr: attualmente solo in francese, presto anche in italiano) e aperto un conto bancario visibile sia sul sito sia sul gruppo creato in Facebook". "Le operazioni finanziarie saranno seguite da un revisore e faremo anche un rapporto settimanale per mostrare dove finiranno i soldi inviatici”, osserva ancora la muraltese. “Sa, il mio scopo è che i soldi vadano a chi ne ha realmente bisogno. Certo, arrivano molti soldi dalle organizzazioni umanitarie, ma è anche chiaro che si perdono per strada. Mi spiego: le associazioni umanitarie inviano un impiegato che deve pur vivere, affittare un’auto, noleggiare una casa ecc. Quindi la cifra inviata dalla gente non va tutta ai terremotati. È così”. Colosio ci spiega che nei ritagli di tempo gestisce il sito che ha creato, su cui compariranno pure le foto dei suoi impiegati con la loro situazione personale. “La maggior parte - circa 18 persone - hanno perso la casa, dormono all’aperto e hanno paura. Ci incontriamo tutti quotidianamente al mio ristorante, mangiamo assieme e ci facciamo coraggio. È pure arrivato il team dei soccorritori svizzeri per parlare con alcuni dipendenti che sono ancora sotto choc”. “La situazione qui a Port-au-Prince sta lentamente migliorando… Ma c’è molto da fare – continua -. Passo le mie giornate ad aiutare la gente a risolvere piccoli problemi. Poi occorre pure intervenire per situazioni urgenti, come quella dell’altra notte in cui l’ambasciatore dell’Unione europea ha avuto un attacco cardiaco e abbiamo dovuto trovare un medico”. “Mi chiamano ad esempio per sapere se riesco a trovare un posto sul bus per Santo Domingo oppure per reperire venti materassi o un generatore per i soccorritori svizzeri”, osserva ancora Beatrice Colosio. "Qui si lavora tutto il giorno e si va a dormire presto la sera. L'altra notte mi sono svegliata all'improvviso, ho creduto di sentire un'altra scossa di terremoto. Ma era solo un sogno...". "Ora la lascio, torno a lavorare", termina.[email protected]

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