
Ora è certo. I ritrovamenti delle carcasse di pecore sbranate nel Gambarogno e in Valle Maggia lo scorso mese di novembre sono adopera di due lupi di un'unica matrice italica. Lo confermano i risultati delle analisi biologiche pervenute in questi giorni all'Ufficio caccia e pesca. Ulteriori ricerche, basate sul Dna, potranno chiarire se quello che ha agito in Vallemaggia è lo stesso esemplare che ha operato anche a Cerentino, Brontallo e Rima. Le probabilità sono elevate, ma bisogna ancora attendere i referti per averne la certezza.
In totale sono una ventina le predazioni calcolate nell'arco di meno di un mese. Una problematica che è stata discussa ieri nella riunione di direzione del Dipartimento del territorio, preannunciata dal consigliere Claudio Zali. Nell'incontro è stato deciso che verrà convocata la Commissione grandi predatori a livello cantonale e la Commissione intercantonale del lupo, che ha la facoltà di sottoporre al Governo la possibilità di prelevare il canide. Per ora la convocazione ha solo lo scopo di far conoscere la situazione particolare che sussiste nel Cantone e non per esprimere un preavviso sull'eventuale abbattimento. Come noto, le norme federali prevedono l'uccisione del lupo solo se ha aggredito almeno 25 o 35 capi in quattro mesi. La prima soglia non è stata ancora raggiunta e la seconda è ancora lontana.
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