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Ticino
"Il LAC di Lugano è tutto sbagliato"
"Il LAC di Lugano è tutto sbagliato"
"Il LAC di Lugano è tutto sbagliato"
Redazione
9 anni fa
Botta critico sull'offerta culturale ticinese: "Altro che città diffusa, periferia diffusa". E Solari lo contraddice

A partire dalla fine del 2020, quando entrerà in funzione la galleria AlpTransit del Monte Ceneri, nel nostro Cantone vedrà la luce il cosiddetto "Metro Ticino", che consentirà di dimezzare i tempi di percorrenza tra Lugano e Bellinzona rispettivamente Locarno.

Il Ticino è così destinato a diventare "una grande città diffusa da 0,35 milioni di abitanti", secondo la definizione di Cantone e FFS.

Non tutti però sono convinti che la prospettiva sia questa. "Altro che città diffusa, piuttosto periferia diffusa" tuona l'architetto Mario Botta, in un'intervista a La Stampa. "Anche oggi i tempi di percorrenza tra le città ticinesi non ostacolano certo la mobilità."

L'architetto Botta parla di "periferia diffusa" in particolare riferendosi all'offerta culturale. "Non bisogna confondere la forza propria delle città con la massa critica di eventi culturali programmati che a volte rischiano di diventare un po’ effimeri" afferma. "Il LAC di Lugano ad esempio è tutto sbagliato perché avendo solo 3500 metri di spazio espositivo costringe a fare solo due o tre mostre all’anno di un certo rilievo. Così come non è pensabile che Locarno possa vivere del solo Pardo Festival: dura 10 giorni e poi?"

Più ottimista è invece il presidente del Festival di Locarno Marco Solari, il quale nello stesso articolo de La Stampa contraddice l'architetto Mario Botta: "Anzi, il Metro Ticino a sua volta collegato con Milano e Malpensa rafforzerà non solo le interconnessioni tra le città ticinesi ma anche quelle, storicamente fortissime - e basta pensare agli esuli lombardi e italiani in Ticino, da quelli di epoca risorgimentale a quelli di epoca fascista perché la regione è sempre stato asilo di profughi politici e intellettuali e di anarchici essendo un faro di libertà, sperimentazione e indipendenza tanto che lo stesso Pardo Festival fu pensato settanta anni fa da un piemontese in contrappunto al festival moscovita di stampo stalinista (il MIFF) -, tra le città lombarde e piemontesi e quelle appunto della Svizzera italiana."

Insomma, si vedrà chi tra Botta e Solari avrà ragione. Tra pochi anni lo scopriremo.

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