
Ricominciare a spostarsi grazie a un certificato. Si dovrebbe chiamare “green pass” e dovrebbe concedere di uscire dai confini della propria nazione. Si tratta, sommariamente, di una sorta di certificazione di vaccinazione anche se quest’ultima non è obbligatoria nel nostro Paese. Bisognerà infatti fornire per lo meno la prova di essersi sottoposti alla vaccinazione, oppure di essere risultati negativi a un test o di essere guariti dal Covid-19 ed avere sviluppato gli anticorpi. La proposta lanciata a Bruxelles piace anche alla Svizzera, soprattutto alle aziende e al turismo: Fabio Regazzi, presidente Aiti, Lorenzo Pianezzi presidente di Hotellerie Suisse Ticino e il vicepresidente dell’Ordine dei medici ticinesi Nello Broggini ne hanno parlato con i colleghi di Radio3i.
“Vantaggio all’economia”
“Questa soluzione porterebbe un vantaggio piuttosto importante e consentirebbe di far ripartire l’economia che è relazionata con l’estero”, spiega Regazzi. Si tratterebbe però, di un obbligo mascherato di vaccinazione che va a cozzare coi principi della stessa Confederazione che non ha un obbligo. “Questo è il quesito che chiama in causa gli aspetti giuridici che sono importati, un obbligo quasi mascherato porta dei vantaggi che non possono essere sottovalutati e sarebbe ingiusto penalizzare chi è disposto a farsi vaccinare. La libertà di non farsi vaccinare rimane ma bisogna assumerci le conseguenze”, sottolinea.
“Ben venga”
Un sì convinto arriva dal settore del turismo, fortemente colpito durante questo anno di pandemia. “Se permette di spostare la gente, ben venga, sarebbe un mezzo per tornare a viaggiare con più agevolazioni e non saremmo costretti a stare a casa”, racconta soddisfatto Pianezzi. Sempre più compagnie aeree permettono di viaggiare solo a persone vaccinate, la stessa cosa probabilmente accadrà con eventi, grandi manifestazioni e concerti. “Il passaporto vaccinale agevolerebbe gli spostamenti e se questa è la direzione non ci metteremo contro”.
“È l’unica arma”
Un concetto che sarebbe nuovo in Europa ma ben conosciuto in tantissime parti del mondo. “Il fatto di presentare un certificato di vaccinazione riguarda diverse malattie, in diversi Paesi. La vaccinazione è l’unica arma, costituisce una diga contro il virus ed è giusto costruirla per la nostra popolazione ma anche per gli altri quando e qualora ci dovremmo spostare”, sostiene Broggini.
E domani?
Il Consiglio federale, indicativamente nel pomeriggio di domani, dovrebbe svelare le sue carte in merito alle riaperture. L’andamento degli ultimi giorni però dimostra un aumento dei contagi sia a livello nazionale che a livello cantonale. “Riaprire è un rischio maggiore, più girano persone più il pericolo di ammalarsi c’è”, ribadisce Broggini. D’altra parte, “è vero che qualcosa deve ripartire, una riapertura parziale per la ristorazione la vedo. Ma quando si apre bisogna prevedere la conseguenza della scelta. Ci sarà un aumento della positività e bisognerà prevedere dei controlli – e conclude – si può allargare la maglia ma vuol dire controllare”.
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