
“Abbiamo chiuso tardi, non facciamo l’errore di aprire troppo presto”. Così sintentizzato l'appello della mozione con alcune contromisure del movimento di Via Monte Boglia inoltrato al Consiglio di Stato.
Insomma, le pressioni sul Canton Ticino, spiegano gli esponenti della Lega dei Ticinesi tra cui Boris Bignasca, “cercano di far allineare il cantone al resto della Svizzera”. “A nostro avviso, per riaprire con un certo grado di sicurezza è necessario avere una strategia chiara e un piano dettagliato” spiegano e sottolineano come il Ticino abbia già fatto l’errore di chiusure troppo tardi le attività commerciali, scuole e frontiere e per questo “ci auguriamo che non faccia l’errore di aprire troppo presto”.
Ecco che, dunque, al Consiglio di Stato vengono proposte 7 misure specifiche. Dai tamponi a tappeto alle mascherine, dalle scuole ai test sui guariti. Una delle proposte è di fare tamponi a tappeto, “i tamponi dovrebbero essere effettuati a tappeto a partire da persone molto esposte come i docenti nelle nostre scuole, in questo modo sarebbe possibile anche risalire ai contatti dei contagi”. Per quanto riguarda gli istituti scolastici la Lega chiede che vengono effettuati dei veri e propri protocolli. La riapertura “suscita già oggi preoccupazione e sconcerto nel mondo scolastico ticinese” e aggiungono “in un rapporto tra costi e benefici andrebbe considerato che all’11 maggio mancherebbero solo quattro settimane al termine dell’anno scolastico”. Per quanto riguarda, invece, la questione dei test sierologici da Via Monte Boglia spiegano: “Il test consente di scattare una fotografia molto importante sulla presenza del virus e dà la possibilità di fare una stima credibile sulle persone che hanno contratto la malattia”. Per questo motivo “chiadiamo che anche il Ticino parta al più presto con uno studio su larga scala con questi test”. La situazione in Ticino, rispetto al resto della Svizzera, è delicata anche per un questione di vicinato. L’Italia è un paese in cui la situazione Covid-19 è molto delicata e la riapertura dei cantieri e dell’edilizia in Ticino "significa il movimento di migliaia lavoratori frontalieri". Per questo motivo “chiediamo la tutela di tutti i lavoratori e di effettuare controlli a tappeto in dogana e all’entrata delle fabbriche e dei cantieri”. Un’altra misura da prendere in considerazione è “il contact tracing – perché – è vincente, lo dimostrano diversi paesi che hanno affrontato e stanno affrontando il virus meglio di noi”. Questa tracciabilità, spiegano, “sarebbe fondamentale in una fase di riapertura della attività”. La malattia coronavirus non è ancora ben conosciuta: dall’apparizione dei sintomi, alla guarigione più totale spesso avvengono degli errori e “gli studi indicano che vi siano persone positive anche dopo due o tre settimane”. Questo il motivo che spinge i firmatari della mozione a chiedere al Consiglio di Stato di effettuare il test anche ai guariti “prima che gli stessi possano tornare sul luogo di lavoro”. Da ultimo la questione molto discussa sull’utilizzo delle mascherine. “In Ticino l’ormai larga parte della comunità medica e scientifica ritiene che se portate da tutti le mascherine possono essere un buon elemento di protezione” e, concludono, “appare necessario raccomandare fortemente l’uso delle mascherine in tutti i luoghi di lavori o i nei luoghi chiusi dove le persone s’incontrano per necessità.
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