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Ticino
Il governo ticinese da Merz: verso una "soluzione globale"
Redazione
17 anni fa
Ma Gabriele Gendotti è prudente: "Non sono in grado di darci delle rassicurazioni"

La Confederazione cercherà di trovare una "soluzione globale" alla vertenza con Roma per lo scudo fiscale italiano: lo ha dichiarato oggi il ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz, dopo aver incontrato una delegazione del governo ticinese. Un gruppo di lavoro si occuperà dell'imposizione dei frontalieri. Il presidente del Consiglio di Stato ticinese Gabriele Gendotti si è recato da Merz insieme ai colleghi di governo Laura Sadis e Luigi Pedrazzini. Essi hanno illustrato le preoccupazioni del Ticino e della sua piazza finanziaria, formulando anche una serie di proposte e richieste. Tra queste figurano l'imposizione alla fonte dei capitali stranieri, un'amnistia fiscale a livello federale e un'offensiva diplomatica. Ma non solo: sono stati ventilati anche sgravi fiscali per le imprese e un'estensione a tutto il canton Ticino degli aiuti federali in favore dell'insediamento delle società (decreto Bonny). "Vogliano evitare un'escalation con le autorità italiane e normalizzare le relazioni bilaterali", ha affermato Merz durante una conferenza stampa congiunta con Gendotti: "è necessario sia per la Confederazione, sia per la piazza finanziaria ticinese", ha aggiunto il ministro delle finanze e presidente della Confederazione. Le banche ticinesi - ha dal canto suo dichiarato Gendotti - sono "molto, molto importanti per il cantone, dato che occupano circa 11'000 persone". "Spetta però alla Confederazione trovare una soluzione", ha affermato, chiedendo "fatti e non solo parole". In quest'ottica è stato istituito un gruppo di lavoro per le questioni inerenti ai frontalieri, una task force che affiancherà quella interdipartimentale creata il 4 novembre e di cui fa parte anche l'ex consigliere di Stato ticinese Renzo Respini, nominato consigliere politico di Merz per le questioni fiscali con l'Italia. La questione dei 55'000 frontalieri che lavorano in Ticino è particolarmente scottante perché anch'essi sono assoggettati al fisco italiano e devono quindi dichiarare i redditi non tassati alla fonte. Il 40% della trattenuta viene versato dalla Svizzera all'Italia. Dato che ad esempio con l'Austria la quota trasferita al paese di origine è minore (12,5%), il PPD ha recentemente chiesto nuove trattative. Secondo Gendotti (PLR), i soldi accumulati in tal modo potrebbero essere impiegati per coprire i costi provocati dai frontalieri, ad esempio quelli causati dal traffico pendolare. Merz ha risposto che le richieste del governo ticinese verranno esaminate in modo approfondito, aggiungendo di potersi immaginare anche un "progetto Rubik", proposta formulata dall'Associazione svizzera dei banchieri. Essa prevede una trattenuta alla fonte per tutti i redditi generati dal patrimonio. In tal modo sarebbero salvaguardati sia il segreto bancario, sia le entrate fiscali dei paesi di origine dei clienti. La rinegoziazione dell'accordo di doppia imposizione rimane intanto sospesa. Merz è stato vago sull'orizzonte temporale per dirimere la vertenza: una soluzione globale sarà pronta "a tempo debito", ha più volte ribadito. In dicembre, inoltre, il Consiglio federale presenterà una nuova strategia per la piazza finanziaria elvetica. "Non sono in grado di darci delle rassicurazioni", ha detto Gendotti. È comunque chiaro già fin d'ora, ha osservato ancora, che anche per il Ticino nulla sarà più come prima. Lo scudo fiscale italiano, in vigore fino al 15 dicembre se non sarà prorogato, sta infatti attirando ingenti capitali anche dalle banche ticinesi.

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