
Lo scorso 13 maggio 2015 il Consiglio di Stato ha invitato a votare no all'iniziativa dei Verdi "Salviamo il lavoro in Ticino" per l'introduzione di salari minimi differenziati. Una raccomandazione motivata dal fatto che solo il 4% dei lavoratori residenti riceverebbe un salario inferiore ai 3500 franchi, quindi l'iniziativa "non fornisce una risposta concreta ai lavoratori residenti".
"Si tratta di 7000 persone", ha ribattutto ieri la deputata dei Verdi Michela Delcò Petralli durante la presentazione del Comitato promotore dell'iniziativa. "Vi sembrano pochi?" ha aggiunto.
E oggi la deputata, a nome del gruppo dei Verdi, torna alla carica, sottoponendo una serie di domande al Governo tramite un'interrogazione parlamentare, nella quale si chiede se il Consiglio di Stato non stia sottovalutando il problema salariale in Ticino.
Delcò Petralli ricorda che l'articolo 14 della Costituzione cantonale prevede che ognuno possa sopperire ai suoi bisogni con un lavoro svolto in condizioni adeguate e con una retribuzione che gli assicuri un tenore di vita dignitoso. E a tal proposito snocciola alcuni dati:
"In Ticino i salari del settore privato sono del 16,8% inferiori alla media nazionale, significa che guadagniamo 1000 franchi in meno". Un divario che sta aumentando negli anni, dato che nel 2004 era "solo" del 13,8%, pari a 740 franchi.
Secondo un rapporto del Consiglio federale sulla ripartizione della ricchezza in Svizzera, inoltre, i salari reali bassi e medi dei residenti sono diminuiti in Ticino fra il 2004 e il 2010, mentre solo i salari alti sono aumentati, ma meno della media nazionale. Uno studio che non tiene conto dei salari dei frontalieri.
"Non solo siamo uno dei cantoni dove le disuguaglianze fra i redditi alti e bassi sono più marcate", fa notare Delcò Petralli, "ma siamo anche quello dove queste disuguaglianze sono aumentate di più fra il 2003 e il 2010".
Prendendo spunto da numerose risposte governative a interrogazioni parlamentari sul tema dei salari minimi, Michela Delcò Petralli chiede quindi ulteriori lumi sulla situazione attuale:
"Valuta corretto il Governo il procedimento utilizzato nel rapporto di maggioranza che, per stabilire la percentuale di salari inferiori ai 3’500 franchi, ha incrociato informazioni da “valutare con cautela” con un’ulteriore fonte statistica e ha utilizzato la cifra degli occupati invece che quella dei salariati?"
"Per affermare che solo il 4% dei residenti riceverebbe un salario inferiore ai 3’500 franchi e che quindi l’iniziativa Salviamo il lavoro in Ticino “non fornisce una risposta concreta ai lavoratori residenti”, si è basato sui calcoli del rapporto di maggioranza? Come mai non si è fatto riferimento al calcolatore salariale dell’IRE per valutare la percentuale di salari inferiori ai 3’000 e 3’500 franchi, visto che lo stesso viene utilizzato per stabilire i salari d’uso nei vari settori economici in Ticino e fissare i salari minimi dei CNL (quasi tutti inferiori ai 19,65 franchi l’ora, che corrispondono a 3’300 franchi mensili lordi)? Perché il Consiglio di Stato non ha attualizzato i dati utilizzando la Rilevazione della struttura dei salari 2012 prima di prendere posizione pubblicamente contro l’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino, il 13 maggio?
"Con riferimento ai dati sulla Rilevazione della struttura salariale per il 2012, dica il Governo quanti sono i salariati che percepiscono uno stipendio inferiore ai CHF 3600 mensili lordi, quante i salariati che percepiscono uno stipendio inferiore ai 3500 mensili lordi e quanti i salariati che percepiscono uno stipendio mensile lordo inferiore a CHF 3000, dividendo i dati per settore economico, genere e statuto".
"Visto l’art. 14 della Costituzione cantonale, non ritiene doveroso garantire a tutti i residenti una retribuzione che assicuri un tenore di vita dignitoso, anche se si avverasse che solo il 4% dei residenti non gode di questo diritto?"
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