
L’UDC ticinese ha preso atto “con rammarico e anche con particolare sorpresa” la decisione del Consiglio di stato di revocare la possibilità di utilizzare le terrazze nei comprensori sciistici a partire da domenica. Per il partito infatti la decisione odierna non fa altro che “dare forza alla strategia incoerente e arbitraria del Consiglio federale nella gestione della pandemia”. Secondo i democentristi, che fanno leva sul numero basso di contagi nel nostro Cantone, è necessario tornare alla normalità, con tutte le misure di protezione che la popolazione conosce, “ma non è più accettabile questa ingiustificata situazione”. L’alternativa quale sarebbe?, si chiede il partito. Assembramenti incontrollati sulla neve? “Le stazioni sciistiche vengono annualmente sostenute dal Cantone con contributi finanziari” ricordano i democentristi. “Legate ad esse vi è un’economia e posti di lavoro non trascurabili. Con una mano si aiuta e poi con l’altra si impedisce loro di lavorare?” L’UDC chiede dunque al Governo di farsi portavoce della preoccupazione delle società che gestiscono gli impianti affinché si possa in tempi brevi tornare alla riapertura quantomeno delle terrazze.
Il partito commenta anche i dati “preoccupanti” relativi al mercato del lavoro. “Malgrado una diminuzione dei posti di lavoro che supera il 4%, il numero di lavoratori frontalieri ha toccato un nuovo record sfondando la barriera delle 70’000 unità. Ricordiamo al Consiglio di Stato che nel 2015 le cittadine e i cittadini ticinesi avevano votato l’iniziativa “Prima i nostri”, che purtroppo è stata applicata solamente nel pubblico e in parte nel para-pubblico. Sarebbe finalmente ora che il Governo cantonale si attivasse seriamente per sfruttare tutti i margini di manovra possibili per reintrodurre la preferenza indigena anche nel settore privato”.
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