
Nelle trattative fiscali che la Confederazione sta intavolando con l'Italia, un ruolo centrale lo giocherà l'aliquota, che nel caso fosse troppo elevata rischierebbe di rendere l'accordo sfavorevole per entrambe le parti. Una preoccupazione condivisa anche dal consigliere nazionale Marco Romano, che nella seduta di oggi ha interrogato il Consiglio federale a riguardo. Il giovane deputato ticinese ritiene infatti che, con un'aliquota eccessiva, i capitali potrebbero lasciare la Svizzera senza però far ritorno in Italia. Un'ipotesi di "lose-lose", ossia una situazione in cui entrambe le parti uscirebbero perdenti. Romano voleva sapere su quali basi si intende fissare l'aliquota.Il Consiglio federale gli ha risposto così: "Il Consiglio federale conosce le aliquote d‘imposta italiane e le condizioni alle quali le persone assoggettate all‘imposta in Italia hanno potuto in passato regolarizzare i loro valori patrimoniali nel quadro dei cosiddetti «scudi fiscali». Per stabilire l‘aliquota d‘imposta applicabile alla regolarizzazione del passato occorrerà contemperare diversi obiettivi. L‘aliquota d‘imposta deve garantire una tassazione adeguata e, al contempo, rendere poco conveniente lo spostamento dei valori patrimoniali in uno Stato terzo". Una risposta concisa ma al contempo ancora piuttosto vaga. Anche se in un momento di terremoto politico come quello che sta attraversando l'Italia, neanche Romano si sarebbe aspettato che il Governo si sbilanciasse più di tanto. "La situazione politica italiana è nettamente cambiata" sottolinea il consigliere nazionale PPD, "mettendo addirittura in pericolo l'accordo." La risposta del Governo dimostra comunque come le aliquote del 35%-40% di cui si parlava ultimamente non hanno nessuna possibilità di passare. "Quanto spiega il Consiglio federale dimostra che questa tesi dell'aliquota del 35-40% è purissima speculazione. I tre scudi precedenti hanno avuto aliquote del 5/6/7%. Chi non ha scudato prima con aliquote così basse, non lo farà di certo stavolta." Il futuro per l'accordo è comunque tutto in salita. Molto dipenderà dall'evolversi della situazione politica italiana. Ma quale sarebbe il premier italiano ideale, per la Svizzera? "Per le buone relazioni a corto-medio termine era meglio Monti, che garantiva stabilità, operatività e razionalità. Bersani invece sembra essere contrario a un accordo. In ogni caso sono loro che hanno bisogno dei soldi e quindi dell'accordo. Noi la nostra parte la stiamo facendo e siamo pronti ad andare avanti, ma se loro riterdaranno le trattative questo non dipenderà da noi."
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

