
Il Consiglio di Stato ha risposto alla “interrogazione fantasma” di Sergio Morisoli e cofirmatari. L’atto parlamentare intitolato “Il DECS e il Governo non rispettano il voto popolare”, ricordiamo, era stato inviato alla Segreteria (e alla stampa) il 2 dicembre scorso ma era giunto all’attenzione del Governo solo 4 giorni più tardi.
Secondo gli interroganti il direttore del DECS Manuele Bertoli avrebbe fatto intendere “palesemente o in modo sibillino che nonostante il No popolare alla Scuola che verrà avrebbe portato avanti quei contenuti in modi e tempi diversi". Tenuto conto delle dichiarazioni del direttore del DECS durante la diretta Facebook di Ticinonews del 17 novembre scorso e “del mancato ricevimento della delegazione del comitato referendista da parte del Governo, Morisoli e cofirmatari si erano rivolti direttamente al Governo.
Nel rispondere all’atto parlamentare il Consiglio di Stato ha rammentato che “il nostro sistema democratico funziona in maniera egregia anche grazie al fatto che, dopo le deliberazioni negative parlamentari o popolari, i dossier possono riprendere un loro iter politico considerando il dibattito che ha portato alla deliberazione”.
“Il Consigliere di Stato Bertoli ha sempre affermato che la decisione popolare impediva di riproporre un progetto globale di riforma organizzativa della scuola dell’obbligo, ma non escludeva tuttavia di riprendere alcuni aspetti puntuali rimasti senza risposta – si legge nella risposta del Governo - In merito all’affermazione del Consigliere Bertoli espressa nel corso di un incontro giornalistico secondo cui “La scuola che verrà, verrà comunque” rileviamo che essa non faceva riferimento a una mancata volontà di riconoscere il voto popolare, pienamente riconosciuto da subito, ma alla convinzione personale secondo cui l’idea che sottendeva il progetto SCV, ovvero il miglioramento della vicinanza tra allievo e docente nella scuola obbligatoria, sarà un’evoluzione del sistema scolastico alla quale probabilmente anche la scuola ticinese non potrà sottrarsi in futuro”.
Il Governo ha pure rammentato che con la bocciatura del credito per la sperimentazione impedisce a questo progetto di proseguire. Inoltre, nessuna assunzione o promozione all’interno del DECS ha mai avuto connessioni con la riforma organizzativa della scuola dell’obbligo.
L’incontro negato - Il Consiglio di Stato non ha incontrato il comitato referendario in quanto perde la sua funzione con l’esito delle urne. “Se poi intende organizzarsi altrimenti è sua facoltà, ma la sua qualità di comitato referendario termina una volta che il voto sollecitato dal referendum è concluso”.
La ripresa e le modalità di discussione sui temi al centro del progetto SCV è attualmente oggetto di approfondimento all’interno del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) che, di recente, proprio su questo tema, ha incontrato sia la Commissione speciale scolastica del Gran Consiglio sia le organizzazioni che si occupano a vario titolo della scuola. La Commissione speciale scolastica ha sollecitato il DECS e lo scrivente Consiglio a rivedere il messaggio con il quale il Governo prendeva posizione su una mozione che toccava alcuni aspetti inseriti nel progetto SCV, richiesta alla quale sarà dato seguito nelle prossime settimane.
Nessun "regolamento di conti" interno – Al consiglio di Stato non risulta infine esserci una situazione di malessere tra favorevoli e contrari all’interno delle scuola del Cantone. Il Governo “respinge l’illazione secondo cui potrebbe esserci in atto un “regolamento di conti interno”: se gli interroganti hanno fatti e/o dati concreti da sottoporre al Consiglio di Stato o al Dipartimento competente lo facciano; se questo non è il caso auspichiamo che ci si astenga dall’uso delle procedure parlamentari per questo genere di insinuazioni”.
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