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Ticino
"Il Governo continua la sua opera di censura"
"Il Governo continua la sua opera di censura"
"Il Governo continua la sua opera di censura"
Redazione
10 anni fa
Sergi e Pronzini sostengono che il testo sull'iniziativa contro il dumping è stato modificato senza il loro consenso

Il prossimo 25 settembre si andrà a votare sull'iniziativa popolare "Basta con il dumping salariale in Ticino". Ma il testo da recapitare agli elettori, assieme al materiale di voto, è finito al centro di una bagarre tra i promotori dell'iniziativa - i deputati dell'MPS Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini - e il Governo.

I due deputati denunciano in particolare il "ridicolo tentativo" del Governo di voler modificare alcune espressioni contenute nel testo da loro redatto. In particolare tutte quelle espressioni "laddove si accusa governo e maggioranza parlamentare di mentire sui contenuti e sui costi dell'iniziativa". Secondo Sergi e Pronzini, Governo e maggioranza del Parlamento mentono "laddove si sostiene che l’accettazione dell’iniziativa comporterebbe 75 nuovi ispettori, i cui costi (compreso il personale aggiuntivo) arriverebbero a 10 milioni". E visto che questo è l'unico argomento di Governo e Parlamento contro l’iniziativa, ribadiscono Pronzini e Sergi, "ci pare più che legittimo affermare che si tratta di una falsità, di una bugia, di una menzogna".

I due deputati si sono quindi rifiutati di modificare il testo. Ma il Governo ha deciso comunque di adottare una versione modificata, sostenendo, in una lettera inviata il 15 luglio agli iniziativisti, che il testo da loro presentato contiene espressioni "lesive dell'onore e diffamatorie". 

"Non è chiaro a chi appartenga l’onore diffamato" scrivono Pronzini e Sergi, "ma il Governo ha deciso di procedere alla modifica senza tener conto dell’opinione contraria degli iniziativisti".

Per questo motivo i due deputati hanno inoltrato reclamo al Consiglio di Stato. Si sono inoltre rivolti al Procuratore Pubbico per chiedergli di verificare se il testo presentato alla cancelleria sia effettivamente lesivo dell'onore di qualcuno e/o sostenga espressioni diffamatorie, come sostiene il Governo.

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