
In vista delle prossime votazioni del 21 maggio, il Consiglio di Stato ha deciso di prendere pubblicamente posizione sulla Legge federale sull’energia (LEne), la cui revisione totale è stata adottata dal Parlamento svizzero per attuare la Strategia energetica 2050.
Il Governo, che invita ad accettare la proposta, negli scorsi giorni ha scritto alla Consigliera federale Doris Leuthard con l’obiettivo di chiedere al Consiglio federale di applicare da subito delle soluzioni transitorie a favore del settore idroelettrico.
Il Consiglio di Stato invita ad accettare la Legge federale sull’energia (LEne) in particolare per le seguenti ragioni:
- È la risposta ai cambiamenti tecnologici, di mercato e climatici in atto ed è volta a continuare a garantire alla Svizzera un approvvigionamento energetico sicuro.
- Il primo pacchetto della Strategia energetica 2050 contiene delle misure atte a ridurre il consumo di energia di edifici, apparecchi elettrici e veicoli a motori, aumentando nel contempo l’efficienza energetica. Questo comporta, di conseguenza, un risparmio di denaro.
- Si pone l’obiettivo di rafforzare le energie rinnovabili indigene: aumenteranno quindi la produzione idroelettrica, solare, eolica, geotermica e da biomassa. Ciò consentirà al nostro Paese di diminuire la dipendenza dall’estero per quanto riguarda le energie fossili importate.
- Nell’ambito del potenziamento delle energie rinnovabili indigene è previsto anche un sostegno concreto all’idroelettrico. Con quasi il 60% della produzione, questo settore è il principale pilastro dell’approvvigionamento elettrico svizzero. Tuttavia, negli ultimi anni vive una situazione difficile. Nell’ambito della Strategia energetica 2050 sono state sviluppate una serie di misure volte a sostenere le centrali idroelettriche. Questi primi aiuti, seppur temporanei, sono fondamentali anche per il Cantone Ticino e per le sue regioni periferiche, dove sarà di conseguenza possibile salvaguardare posti di lavoro preziosi. Si stima che anche l’Azienda Elettrica Ticinese (AET), grazie alla prevista introduzione del premio di mercato per gli impianti idroelettrici che vendono sottocosto, potrebbe beneficiare annualmente di circa 5 milioni di franchi in più (un dato preciso potrà essere calcolato solo una volta disponibile la specifica ordinanza).
- Consente un graduale abbandono dell’energia nucleare e la sua sostituzione tramite un rafforzamento delle energie rinnovabili indigene come l’idroelettrico, l’eolico, il solare, la geotermia e la biomassa.
- A livello ambientale, oltre al passaggio dalle energie fossili a quelle rinnovabili, nell’ambito della riduzione delle emissioni è previsto di migliorare l’efficienza dei nuovi veicoli tramite l’abbassamento del limite di emissioni di CO2 per i nuovi veicoli. In generale, il progetto rafforza il nostro Paese: con il primo pacchetto di misure della Strategia energetica 2050, la Svizzera può ridurre il consumo di energia, diminuire la dipendenza dalle energie fossili importate, aumentare l’efficienza energetica, rafforzare le energie rinnovabili indigene e vietare la costruzione di nuove centrali nucleari. Grazie ad una maggiore produzione indigena sarà possibile mantenere posti di lavoro in Svizzera, sia nel settore energetico che in quello dell’edilizia. Inoltre, la Strategia energetica 2050 permetterà di aumentare gli investimenti nella ricerca e nell’innovazione, creando nuovi impieghi nel nostro Paese.
La lettera a Doris Leuthard
Il Governo ha inoltre comunicato di aver inviato, negli scorsi giorni, una lettera alla Consigliera federale Doris Leuthard con l’obiettivo di chiedere al Consiglio federale di introdurre, a breve, ulteriori ed efficaci soluzioni temporanee a sostegno del settore idroelettrico, la cui situazione delicata preoccupa e richiede un’attenzione e una sensibilità particolari e questo indipendentemente dalle valutazioni concernenti i modelli futuri e duraturi. Il Consiglio di Stato ritiene infatti che, a livello federale, debbano essere adottate delle modifiche legislative a sostegno dell’economia idroelettrica svizzera.
Questa operazione è stata condotta di comune accordo con altri Cantoni alpini svizzeri, che hanno a loro volta scritto alla Consigliera federale.
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