
«Carissimi,
mi dispiace… ma Gesù non ha mai inaugurato un anno giubilare… Gesù non ha mai indetto un Giubileo! Lo dico proprio in modo provocatorio, ma è vero: Gesù non ha voluto nessun anno giubilare. Lo abbiamo sentito, ma forse non capito...»
Celebrare l'inizio del Giubileo
Oggi, in occasione dell’apertura del Giubileo nei Vicariati, il Vescovo Alain de Raemy - Amministratore apostolico della Diocesi di Lugano -, ha rilasciato un comunicato per celebrare l'inizio del Giubileo nei Vicariati, che terminerà con il prossimo Natale. Il Vescovo, nella nota ricorda come Gesù non abbia mai istituito un anno giubilare, ma, secondo alcuni passaggi del Vangelo, ha proclamato una sorta di "anno di grazia del Signore" come prova "del compimento delle Scritture", poiché ciò non è un evento limitato nel tempo, ma rappresenta l'intera missione di Cristo.
Un percorso che coinvolge tutti
«Gesù non ha indetto un Giubileo, ma ha vissuto la sua vita tutta per noi, facendoci la grazia di 2000 anni di giubileo. Anzi facendo della vita cristiana di ognuno di noi il vero Giubileo. Ha consacrato noi per questo lieto annuncio! Noi, insieme, non solo singolarmente» scrive il Vescovo nel comunicato. Il Giubileo non è una semplice parentesi o una celebrazione temporanea, ma un'opportunità per riscoprire e vivere la nostra consacrazione cristiana, portando il messaggio di speranza e grazia al mondo.
La sfida dell’accoglienza
La nota prosegue con il Vescovo Alain de Raemy che invita a riflettere su come oggi accogliamo Cristo nella nostra vita e nelle nostre comunità. Come i concittadini di Nazaret, rischiamo di dare per scontata la sua presenza, senza aprirci veramente al cambiamento. «Allo Gesù insiste: nessun profeta è bene accetto nella sua patria (Lc 4,24). La vera preoccupazione da avere è questa: come lo stiamo accogliendo, noi, noi sua Chiesa, sua patria? Come lo accogliamo proprio là dove dovrebbe essere a casa sua…?»
Una missione di speranza e un cambiamento che dura nel tempo
Il Giubileo è un invito a mettersi al servizio degli altri, specialmente di chi è più fragile e sofferente. La grazia di Dio è universale e ci chiama ad essere testimoni vivi del Vangelo. Il Vescovo sottolinea quanto l’anno giubilare sia una porta aperta verso un rinnovamento profondo e duraturo, che non si limita a un periodo definito, ma trasforma la nostra vita quotidiana in un cammino di fede e misericordia: «Ringrazio per questa beata occasione che mi permette di azzerare la mia vita di uomo e di vescovo; che mi permette di riavviare i miei rapporti con il Signore, con voi e con tu'i; che mi permette di venire convertito da voi, ma anche dagli apparentemente più lontani, da noi tutti insieme» conclude il Vescovo.

