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Il giorno dopo le votazioni, il commento della stampa ticinese
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Redazione
2 anni fa
Approvata la 13esima Avs, respinto l'innalzamento dell'età di pensionamento. Ecco come la stampa ticinese commenta i risultati delle votazioni federali di ieri.

Ieri gli svizzeri hanno deciso: sì alla 13esima AVS, no all'innalzamento dell'età di pensionamento. Un risultato netto, con il primo tema che ha ottenuto il 58.24% dei voti favorevoli a livello federale (70.98% in Ticino) e la maggioranza dei Cantoni (15), mentre il secondo è stato respinto con il 74,72% delle preferenze su scala nazionale (75.45% in Ticino). Ecco come i due quotidiani ticinesi hanno commentato i risultati di queste votazioni.

"Un voto storico in un Paese che cambia"

"L'approvazione della 13esima AVS può essere considerata un evento storico. Almeno per tre motivi", scrive Giovanni Galli nel suo editoriale sulle pagine del Corriere del Ticino. "Perché dopo una lunga serie di tentativi falliti, l’ultimo in ordine di tempo solo nel 2016, sindacati e sinistra sono riusciti per la prima volta a far passare un potenziamento delle pensioni per via popolare, conquistando una fetta dell’elettorato borghese, maggioritario nel Paese. Perché stavolta, la maggioranza dei votanti non ha fatto suoi i tradizionali appelli alla responsabilità e alla moderazione lanciati dal mondo politico ed economico. E terzo, perché questa votazione potrebbe sia segnare una svolta per il futuro della politica previdenziale – tra qualche mese si voterà sulla riforma del secondo pilastro – sia allungare la sua ombra su altri temi sensibili di carattere sociale, primo fra tutti l’assicurazione malattia".

"Una rovinosa sconfitta"

Se da una parte "è clamorosa la vittoria di chi ha lanciato la 13esima Avs", dall'altra "è tanto rovinosa la sconfitta per chi l'ha combattuta. I primi hanno beneficiato di un contesto più favorevole rispetto al lancio dell’iniziativa. A causa del rincaro, intervenuto a partire dal 2022, hanno avuto finalmente buon gioco nell’invocare la difesa del potere d’acquisto, eroso dall’aumento degli affitti, dei costi dell’energia e dei premi di cassa malati. Il messaggio, semplice ed efficace, ha fatto breccia anche a destra, perforando le tradizionali barriere politico-ideologiche". Oltre a questo, per Galli "si può immaginare che abbia dato una spinta anche la tendenziale riduzione delle rendite della previdenza professionale, guardata con preoccupazione in particolare dalla popolazione attiva prossima al pensionamento. Ma sullo sfondo c’è sicuramente dell’altro. Da un lato un senso di insicurezza che porta a cercare rifugio nell’ente pubblico, considerato in grado di dispensare risorse per tutti: se ci sono i miliardi per finanziare le spese per la pandemia, gli aiuti all’estero, l’assistenza ai rifugiati e il salvataggio di Credit Suisse, questo è il ragionamento, allora ci devono essere anche soldi per l’AVS, e per me. Dall’altro è in atto un cambiamento di fondo nel rapporto fra popolazione, economia e Stato".

"Ecco qual è il vero pilastro del sistema pensionistico"

Sulle pagine de LaRegione, Stefano Guerra inizia il proprio commento citando il risultato di ieri e quello del 2016, quando l'iniziativa sindacale "AvsPlus" è stata respinta. "Cos'è cambiato in questi 8 anni scarsi? Il contesto, anzitutto. Quando l’iniziativa per la 13esima Avs è stata lanciata (maggio 2021), nessuno poteva immaginare che presto si sarebbe innescata una spirale inflazionistica. Nel frattempo l’inflazione ha mollato la presa. Ma il potere d’acquisto si è eroso. E i timori nella popolazione restano ben presenti. Per un’iniziativa che vuole dare più soldi alle persone “il timing è perfetto”, aveva scritto il ‘Tages-Anzeiger’. Inflazione, ma anche pandemia, guerre: in tempi simili la sensazione di insicurezza cresce. La fiducia nella capacità di autoregolazione dell’economia (e nelle organizzazioni che la propugnano) si incrina, quella nello Stato protettore si consolida. E poi decine di miliardi sono stati messi sul tavolo per aiutare privati e aziende durante il Covid, per accompagnare alla morte il Credit Suisse, per la ricostruzione dell’Ucraina, per l’esercito; com’è possibile che adesso lo Stato non ne trovi 4 o 5 all’anno per i pensionati?".

"È anche una dimostrazione di fiducia nell'Avs"

Il contesto in cui si sono svolte queste votazioni, però, "non spiega tutto", continua Galli, secondo cui "il voto di ieri è anche una dimostrazione di fiducia nell’Avs. Per molti svizzeri il primo pilastro è il vero pilastro dello Stato sociale. Tanto più – appunto – in tempi di crisi come questi. Invece, le volubili rendite delle casse pensione sono da tempo in caduta libera. E in autunno voteremo su una riforma della previdenza professionale (Lpp) che graverebbe parecchio sui redditi medi e bassi e sulle aziende nei settori dove questi sono preponderanti (tanto che persino Gastrosuisse ora si schiera per il no). Il presidente dell’Unione sindacale svizzera Pierre-Yves Maillard si è già affrettato a dire che nei prossimi anni sarà il primo pilastro a dover essere rafforzato e che i 2,1 miliardi previsti per finanziare questa riforma della Lpp potranno venire dirottati – dopo il no del popolo – sull’Avs. Il sì di ieri, il probabile no in autunno: definiranno i contorni del dibattito sul futuro dell’intero sistema pensionistico. E i rapporti di forza saranno con ogni probabilità favorevoli all’Avs".