
Il gesso ticinese rischia il vuoto contrattuale. A lanciare l’allarme, questa mattina a Manno, è stato il sindacato Unia.
Pomo della discordia: le modifiche che l’Associazione Ticinese Mastri Gessatori vorrebbe apportare all’attuale CCL che scadrà a fine anno. Tra queste, ha spiegato Unia, anche la riduzione di circa il 10% dei salari minimi di ogni categoria nonché l’istituzione della classe salariale del “garzone” con salario stimato sui 18 franchi all’ora.
Dal canto suo Unia rivendica invece una regolamentazione più severa per i subappalti e per i contratti a tempo parziale, la proibizione del lavoro su chiamata ma anche un aumento generale di tutti i salari minimi. Le parti s’incontreranno il prossimo 17 giugno.
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