
La necessità imperativa di condurre in porto il progetto USEs (Ulteriore sviluppo dell’esercito), i problemi legati agli effettivi e l’attenzione al potenziale femminile, l’esigenza di regolamentare in modo più restrittivo le possibilità di accesso al servizio civile, la reintroduzione del concetto di mobilitazione, le scadenze che incombono in tema di mezzi (aerei, ma anche veicoli, cannoni, ecc.) sono stati fra i temi principali toccati dal nuovo capo dell’esercito, comandante di corpo Philippe Rebord (vedi immagine), davanti a oltre 120 ufficiali, riuniti sabato mattina al LAC di Lugano in occasione dell’assemblea annuale della Società ticinese degli ufficiali (STU).
Rebord ha sottolineato che l’USEs costituisce il classico “compromesso svizzero” tra esigenze e possibilità, tra qualità e costi. Ma rappresenta oggi un passaggio obbligato, da implementare con convinzione e impegno, poiché senza di esso non solo l’esercito non potrebbe garantire il suo essenziale contributo alla sicurezza del Paese, ma non ci sarebbero nemmeno le premesse per affrontare con altre misure l’evoluzione futura della situazione. Il presidente della Società svizzera degli ufficiali, col SMG Stephan Holenstein, gli ha garantito il sostegno dell’ufficialità, non senza precisare che sarà “costruttivo” ma anche ”critico”, alla luce dei risultati infelici delle riforma Esercito XXI, definita esplicitamente “un fiasco”.
La nuova riorganizzazione nasce sotto una buona stella, ha sottolineato Rebord: con un largo sostegno politico e positive premesse finanziarie. Ma molti sono i problemi da affrontare: a cominciare dall’alto numero di giovani che non assolve la scuola reclute: perché inabile, perché sceglie (troppo facilmente) la via del servizio civile, perché… é donna. Su quest’ultimo aspetto i vertici militari, pur prendendo atto della risposta negativa del Consiglio federale circa la possibile generalizzazione dell’obbligo di servizio anche alle donne, intendono investire di più, in particolare nell’ottica di incentivare il reclutamento femminile (oggi pari all’1% della rispettiva fascia d’età).
Su questo gli ha fatto eco il consigliere di Stato Norman Gobbi il quale, in qualità di presidente della conferenza dei direttori cantonali del militare, ha annunciato l’intenzione di introdurre a partire dal 2020 una giornata informativa obbligatoria per tutti, ragazzi e ragazze, dedicata al tema della sicurezza e alle attività in questo ambito.
Quanto al servizio civile, il capo dell’esercito ha definito il suo crescente impatto sugli effettivi militari “uno tsunami” e ribadito - facendo eco al presidente della SSU – la necessità di essere più restrittivi al reclutamento, nello spirito per altro della legge vigente (che riserverebbe questa opzione solo a chi ha un grave conflitto di coscienza). A chi chiede all’esercito di farsi “più attrattivo” per questi giovani Rebord ha replicato con realistica ironia: “passare una notte di guardia all’esterno a -20” difficilmente potrà essere mai attrattivo; ma fa parte dei compiti necessari per fornire una sicurezza efficace e credibile. Tra gli altri problemi urgenti quelli legati all’armamento. Servono nuovi mezzi, per sostituire quelli oramai giunti al limite. Nell’aria, dove pur con il miglioramento delle prestazioni degli F-18 e il prolungamento della loro durata di vita (già oggi dilatata) dal 2030 dovremo comunque decidere se avere un nuovo aereo o restare senza copertura. A terra blindati e artiglieria hanno urgente bisogno di sostituzioni. Nel nuovo, fondamentale cyberspazio, occorrono costantemente aggiornamenti, miglioramenti, nuovi specialisti. Per illustrare la situazione Rebord ha osservato che già oggi gli attacchi ai nostri sistemi informatici militari si contano a migliaia al giorno. Tra le novità annunciate da Rebord la reintroduzione del concetto di mobilitazione, con relative esercitazioni per tutti i battaglioni. Un segnale di ripensamento del quadro strategico e del possibile riemergere di minacce militari convenzionali.. Questo significa che torneremo un giorno al “grande esercito di difesa”, come vorrebbe qualcuno? Rebord, pur rilevando che non sarà comunque per domani, ha lasciato l’interrogativo sostanzialmente aperto, alla luce anche di quanto sta avvenendo in altri paesi d’Europa (ad esempio in Germania).
L’assemblea ha pure ascoltato un’ampia relazione del presidente STU Col Marco Lucchini, che ha insistito in particolare sull’importanza di valorizzare la formazione militare (ad esempio con il riconoscimento dell’avanzamento sotto forma di crediti di formazione), anche per contrastare il disinteresse di studenti e datori di lavoro, che non ne sanno cogliere la specifica utilità.
Un lungo applauso ha salutato infine la breve cerimonia dedicata agli ufficiali che hanno terminato i loro impegni di servizio e ai giovani tenenti recentemente promossi.
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