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Ticino
Il frontaliere di Hong Kong
Redazione
12 anni fa
Vive in Italia, paga le imposte in Svizzera e lavora in Cina. Tutto regolare, secondo il Consiglio di Stato

Aveva destato curiosità, nell'estate 2013, il caso del frontaliere di Hong Kong.

Un uomo residente in Italia, assunto da una ditta di Lugano come frontaliere, che lavora in Cina, appunto a Hong Kong, dove si occupa dell'ufficio di rappresentanza della società.

Sulla scorta di quel caso, il deputato PLR Matteo Quadranti aveva presentato un'interrogazione al Governo, per capire la situazione giuridico-fiscale dei cittadini residenti in Italia, assunti da aziende svizzere ma operanti in altri Stati.

Negli scorsi giorni il Consiglio di Stato ha fornito le sue risposte.

"L'Ufficio dell'imposta alla fonte, nel contesto della sua attività di accertamento, si è già dovuto confrontare a casi similari" scrive il Governo nella risposta a Quadranti, precisando tuttavia che si trata di realtà marginali e dunque non degne di statistica.

Il Consiglio di Stato, sottolineando che la competenza in merito è solo del fisco, afferma che "le persone senza domicilio o dimora fiscale in Svizzera sono tassate con l'imposta alla fonte in virtù della loro appartenenza economica se esercitano un'attività in Svizzera."

L'imposta alla fonte presuppone infatti un'attività personale in Svizzera, ma non una presenza personale: "è sufficiente che questa attività sia svolta in relazione con un diritto o delle cose che hanno un legame economico con la Svizzera."

Sono previste eccezioni "solo quando il salario non è versato da un datore di lavoro residente in Svizzera."

Il frontaliere che lavora a Hong Kong è quindi un caso atipico, ma non per il fisco.

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