
Sono oltre centomila metri cubi di montagna, quelli che si sono riversati nel fiume Moesa sotto forma di fango, colorando di marrone anche l'acqua del fiume Ticino, da Castione fino al Lago Maggiore.
Come spiega oggi La Regione, la causa del color caffelatte che da circa una settimana hanno assunto i fiumi Moesa e Ticino non è da ricondurre allo scioglimento delle nevi, bensì ad un ruscello che dalla Val Brégn scende dalla montagna di fronte a Soazza.
Sopra i mille metri di quota una porzione di bosco ha improvvisamente ceduto, scendendo a valle e portando con sé terra, massi e alberi.
Questi oltre centomila metri cubi di montagna si sono quindi riversati a più riprese nella Moesa, riducendone l'alveo di scorrimento, passato dagli abituali 10-15 metri a 2.
In questa strettoia l'acqua giunge limpida, ma ne riparte torbida. È questo il motivo per cui da lì via il fiume ha quel colore tipico del caffelatte.
Oggi i forestali effettueranno dei sopralluoghi con l'elicottero al fine di verificare la gravità della situazione. Al momento è difficile valutare delle contromisure e si ipotizza che la situazione potrebbe perdurare anche per svariate settimane o mesi.
Il guardiapesca distrettuale, Flavio Nollo, ha spiegato a La Regione che la fauna ittica rischia di essere fortemente compromessa a causa di questa colata di fango. Gli esemplari di trota fario, ad esempio, sono quasi certamente stati decimati, se non eliminati. Difficile, comunque, stilare un quadro preciso. Molto dipenderà dalla reale situazione in quota e dagli eventi atmosferici primaverili ed estivi, visto che delle improvvise o prolungate precipitazioni potrebbero peggiorare ulteriormente la situazione.
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