
Lui, sconvolto, nega tutto. Da quando le porte del carcere, lo scorso giovedì, si sono chiuse dietro le sua spalle, l'insegnante 56enne di Arbedo arrestato con l'accusa di atti sessuali con minori, coazione sessuale e violazione del dovere di assistenza o educazione non ha smesso di ripetere di essere stato frainteso, che quelli non erano palpeggiamenti, ma semplici massaggi. Gesti d'affetto che era solito fare, per di più davanti a tutta la classe, proprio come è successo lo scorso primo giugno. Ma che invece, secondo la madre che lo ha denunciato, erano molto, molto di più.
L'arresto dell'uomo che per 32 anni ha insegnato nel comune del bellinzonese ha avuto l'effetto di uno tsunami, una notizia di quelle capaci di scuotere una comunità fin dalle sue fondamenta. Chi lo conosce lo descrive come severo, ma giusto, e che era molto presente, coinvolto in una miriade di attività a livello comunale, culturale e politico. Fino al mese scorso addirittura era primo cittadino: presidente del consiglio comunale tra le fila del partito popolare democratico.
Sgomento, incredulità e mai nessun sospetto, ci ha raccontato Luigi De Carli, sindaco di Arbedo, visibilmente scosso dalla notizia che di bocca in bocca, di media in media, ha fatto il giro dell'intero Cantone.
Per il momento, come giusto che sia, tutti aspettano che la giustizia faccia il proprio corso. Le informazioni che filtrano per ora sono poche e frammentarie. A far luce sull'intera faccenda, spetterà il procuratore pubblico Nicola Respini.
Maggiori dettagli nel servizio di TeleTicino nel video allegato.
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