
Le dichiarazioni in merito alla 'Scuola che verrà' rilasciate venerdì dal direttore del DECS Manuele Bertoli ai microfoni di Ticinonews (vedi articolo suggerito) non sono passate inosservate al Gruppo parlamentare de La Destra. I deputati Sergio Morisoli, Gabriele Pinoja, Lara Filippini, Paolo Pamini, Tiziano Galeazzi e Cleto Ferrari hanno infatti inltrato un'interrogazione al Consiglio di Stato in cui si chiede se il governo non intende "modificare celermente alcuni articoli di Legge e di Regolamenti che danno troppa delega decisionale alla direzione del DECS scavalcando il Governo e il Parlamento in materia di riforme e piani di studio".
"Il comitato promotore del referendum contro la Scuola che verrà (SCV) ha scritto al Presidente del Governo in data 3 ottobre 2018 chiedendo che una piccola delegazione potesse essere ricevuta per presentare alcuni punti sul proseguimento della riforma scolastica - rammentano i deputati - In data 24 ottobre 2018 il Governo rispondeva che, siccome il comitato referendario è stato esclusivamente costituito in funzione della votazione dello scorso settembre, non fosse più possibile considerarlo come interlocutore".
"Dal voto popolare del 23 settembre ad oggi, il direttore del DECS Manuele Bertoli si è espresso più volte pubblicamente, volontariamente o involontariamente, facendo intendere palesemente o in modo sibillino che nonostante il No popolare alla SCV avrebbe portato avanti quei contenuti in modi e tempi diversi", incalzano Morisoli e cofirmatari.
Tenuto conto delle dichiarazioni del direttore del DECS e del mancato ricevimento delle delegazione del comitato referendista "per approfondire vari temi legati alla riforma", gli interroganti pongono le seguenti domande al Consiglio di Stato:
1) Quali sono le vere ragioni per le quali il governo non ha voluto ricevere la delegazione del comitato referendario?
2) Perché il Governo, e in virtù di quale principio, ritiene di potersi avvalere del diritto di decidere unilateralmente sulla fine del Comitato referendario quando in questo Paese c’è la libertà di riunione, di associazione?
3) Non ritiene che ricevere la delegazione del comitato referendario (gruppo di cittadini) che tanto si è prodigato per bloccare la SCV, ma sempre ribadendo la sua volontà a contribuire attivamente e positivamente alla riforma scolastica, sarebbe stato un gesto nobile, utile e costruttivo?
4) L’intero Governo era cosciente, è stato informato e ha discusso di questo rifiuto ad incontrare la delegazione del comitato referendario?
5) Inoltre. Visto che non si sono potute verificare attraverso un colloquio le intenzioni del governo riprendiamo alcune richieste dei referendisti e chiediamo:a) Come intende il CdS coordinare i lavori e coprire il periodo dalla bocciatura della SCV alle nuove elezioni cantonali? In che modo vuole coinvolgere le varie parti qualificate che si sono espresse contro la SCV e propongono delle alternative valide?b) Come intende il CdS controllare e vigilare che quanto rigettato dal popolo non prosegua attraverso altre vie o iniziative all’interno del DECS? Quali sono le misure, i controlli e le sanzioni previste?c) Oppure, per evitare che il DECS e chi ha perso intraprendano azioni contrarie alla volontà popolare, non è il caso di congelare tutto fino a dopo le elezioni cantonali di aprile 2019, per fare in modo di non compromettere con decisioni e scelte affrettate il lavoro di riforma vera che potrebbe scattare l’anno prossimo?d) Corrisponde al vero che docenti, assistenti e altre persone continuano ad essere pagati e/o sgravati del monte ore per continuare a lavorare sul progetto SCV respinto dal popolo? Corrisponde al vero che le varie strutture di progetto, di ricerca ecc.. sono tuttora attive sul progetto della SCV e continuano secondo i piani che precedevano la bocciatura della SCV?e) Quali sono le spese, le decisioni e gli impegni assunti dopo il 23 settembre 2018 in favore della continuazione della SCV.f) Come fa il Governo ad assicurarsi che le assunzioni di docenti e esperti, la selezione e la promozione, le nomine dirigenziali nel DECS e nelle sedi scolastiche, l’organizzazione scolastica e la formazione dei docenti già in carica non siano soggetti al piano della SCV?g) E’ al corrente il Governo della “malaise” (tra favorevoli e contrari) che si respira nelle sedi scolastiche, nei collegi docenti a causa della divisione dovuta alla SCV? È sicuro che non ci sia in atto un regolamento di conti interno?
6) Come intende il Governo occuparsi finalmente di mettere assieme la discussione tra Piano degli studi e Riforma operativa?
7) Non intende il governo modificare celermente alcuni articoli di Legge e di Regolamenti che danno troppa delega decisionale alla direzione del DECS scavalcando il Governo e il Parlamento in materia di riforme e piani di studio?
8) Ammesso e non concesso che si voglia passare alla politica dei piccoli passi; il primo lavoro potrebbe essere quello di definire nuove regole del gioco. Magari prendendo spunto dall’iniziativa elaborata del settembre 2016 “La scuola che vogliamo” (gruppo La Destra) per modificare alcuni articoli che riguardano l’iter decisionale, le deleghe e la distribuzione, il controllo del potere all’interno del DECS, tra DECS e CdS e tra CdS e Gran Consiglio?
9) È consapevole il CdS che in base alle attuali leggi e agli attuali regolamenti, se il DECS non ha bisogno di crediti (o trova dei compensi interni al preventivo) può sviluppare la SCV come, quando e dove vuole? In base alle risposte date dal lodevole Consiglio di Stato a queste prime domande, e considerando le informazioni che ci giungono da diverse sedi scolastiche, ci riserveremo di continuare l’approfondimento.
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