
“Il dramma del Coronavirus non deve essere un alibi per spendere di più, male e per alzare le imposte”. L’UDC Ticino ribadisce le proprie posizioni in un comunicato in risposta a quanto espresso oggi da Christian Vitta sulle colonne del Caffé.
Preoccupato per le finanze del Cantone, il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia ha affermato di non escludere un’apertura alla proposta del PS di aumentare il coefficiente cantonale d’imposta, dal 97 al 100 per cento. Inoltre Vitta ha avvertito che “dovremo prevedere un percorso di riequilibrio dei conti che permetta allo Stato di disporre delle necessarie risorse per far fronte alle future nuove necessità”.
L’UDC si dice consapevole che per colpa della pandemia si spenderà più del previsto, “ma c’è modo e modo di spendere, e soprattutto ci vuole la determinazione e il coraggio anche di non spendere sebbene la pressione di singoli, associazioni e partiti potrebbe essere alta”.
Secondo i democentristi nelle parole di Vitta “si intuisce la solita via che il Governo potrebbe imboccare, quella dell’inefficiente ed inefficace ‘simmetria dei sacrifici’: cioè non facciamo sgravi di imposte o riduzione di tasse e spendiamo un po’ meno”.
Se questa è la via per far fronte alle difficoltà, l’UDC “farà da subito opposizione dura, senza escludere anche gli strumenti della democrazia diretta”.
I democentristi individuano nella politica fiscale “l’unica leva adatta e necessaria per far ripartire le imprese ticinesi e mantenere il potere d’acquisto dei ticinesi”. Inoltre l’UDC è convinto che “i mezzi a disposizione dello Stato sono sufficienti per coprire le spese, a patto che finalmente si fissino delle priorità e si inizi una vera riforma della spesa pubblica in modo strutturale e non solo per il pareggio momentaneo e aleatorio dei conti, come fatto da troppo tempo a questa parte”.
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