
L’economia del Ticino e dei cantoni romandi insorge. L’associazione della Camere latine di commercio e dell’industria, che riunisce Ticino, Friburgo, Ginevra, Neuchâtel, Vaud, Vallese e Berna, insorge contro le nuove misure annunciate dal Consiglio federale.
In un comunicato stampa sottolinea come “la perplessità maggiore è stata la constatazione che queste misure sono state messe in consultazione senza preavvertire né i Cantoni né le parti sociali”. Le Camere di commercio dei cantoni latini esprimono la loro “insoddisfazione e la loro indignazione per la procedura di consultazione in corso da martedì”.
Sottolineano inoltre come i cantoni latini siano “intervenuti prontamente, facendo molti sacrifici, per limitare il più possibile la diffusione del virus e mettere in sicurezza i cittadini e le realtà aziendali correlate. In generale, anche se i ‘numeri’ restano importanti, nei nostri cantoni tendono a essere in calo o, per lo meno, stabili”. E aggiungono: “nessuno ha potuto stabilire o ha mai indicato ristoranti, hotel e negozi come uniche fonti di trasmissione. La responsabilità delle persone continua a essere al primo posto nel bene e nel male di questa pandemia. Non possiamo sottovalutare che, per tutti questi settori, le festività natalizie rappresentano un momento decisivo per un miglioramento del proprio fatturato annuo”.
“Inoltre, durante le celebrazioni delle feste natalizie, queste realtà sono tra le uniche che restano pienamente attive sul territorio, mentre industria, edilizia, artigianato e servizi sospendono, con qualche eccezione, le loro attività o le esercitano in modo moderato (p. es. Telelavoro). Anche i controlli sul rispetto delle regole saranno quindi certamente più facili da attuare, in quanto anche meno numerosi rispetto al totale delle attività economiche.”
In conclusione le Camere latine di commercio e dell’industria chiedono al Consiglio federale di “riconsiderare le sue proposte, in particolare le limitazioni alla ristorazione e all’apertura di negozi”.
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