
"Franco Di Mare: il "giornalaio" che ha offeso il buon nome del Ticino. Il Governo intende prendere posizione?"
È il titolo di un'interrogazione parlamentare inoltrata lo scorso 7 febbraio dal deputato leghista Massimiliano Robbiani, in seguito ad un servizio andato in onda su Rai 1 che associava il bollino introdotto dal Comune di Claro alle leggi razziali del Terzo Reich.
Robbiani chiedeva al Consiglio di Stato una valutazione delle dichiarazioni del giornalista di Rai 1 Franco Di Mare e, se del caso, un intervento per ristabilire il buon nome del nostro Cantone.
Ebbene, quest'intervento non ci sarà. Ricordando la risposta fornita ad un'analoga interrogazione dell'agosto 2013 ad opera di un altro leghista, Michele Guerra, su un articolo apparso su La Provincia di Como, il Consiglio di Stato ribadisce che in "tutti gli Stati democratici e liberali vigono la libertà di stampa, la libertà dei media e la libertà di informazione" e che non spetta al Governo ticinese "pronunciarsi ufficialmente su un articolo apparso su un giornale di oltreconfine, né interferire nell'esercizio dei diritti fondamentali di un giornalista."
Questo principio, conclude il Consiglio di Stato, vale anche per il servizio andato in onda il 4 febbraio scorso su Rai 1: "lo impone la dignità del Governo del nostro Cantone."
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