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Caso Zali
Il consiglio della Magistratura «spiazzato» dal nuovo cambio al vertice politico
La bufera abbattutasi su Claudio Zali continua a lasciare strascichi. Gli eventi degli scorsi giorni hanno comportato un nuovo cambio della responsabilità politica della giustizia: «Siamo spiazzati», afferma il presidente del consiglio della magistratura. Intanto, la commissione giustizia e diritti si è coordinata con il Governo

La giustizia ha cambiato tre guide politiche dall’inizio della legislatura. Ad aprile 2023 era stata assegnata al consigliere di stato Norman Gobbi, insieme al Dipartimento del Territorio. Poi, con l’arrocchino, il dossier è passato nelle mani di Claudio Zali. Infine, il settore è stato affidato al Governo per tramite della presidente Marina Carobbio-Guscetti a seguito della bufera abbattutasi su Zali. E non è finita qui perché tutto potrebbe ancora cambiare dopo l’insediamento del nuovo consigliere di stato a ottobre. Questi eventi sono stati osservati con attenzione da Damiano Stefani, presidente del Consiglio della Magistratura e del Tribunale d’appello. «Siamo spiazzati, nel senso che aspettiamo di vedere cosa succede», commenta Stefani. «In questi due mesi non accadrà molto. Da specificare che la responsabilità è comunque sempre di tutto il Consiglio di Stato il quale – presumo – farà in modo che sia una continuità e che ottobre non ci sia una ripartenza ma solo una partenza con nuove persone».

La logistica e le nomine

Persone chiamate a trattare temi che incidono sul terzo potere, ad esempio il rafforzamento delle risorse. «Di certo non accelererà nulla», afferma Stefani ricordando che la questione logistica della giustizia. Secondo il Corriere del Ticino, infatti, sta per sfumare l’ipotesi di trasferire Ministero pubblico e Polizia cantonale a Bioggio. «Bisognerà ricominciare a valutare quali possibilità ci sono, ma per il resto spetta anche ai funzionari che stanno lavorando ai progetti a essere convincenti con i nuovi responsabili e continuare su quella via». Intanto si attende di capire se il messaggio sulle nomine dei magistrati promesso da Claudio Zali verrà comunque presentato in autunno o meno. «Ipotizziamo che i tecnici ci stiano lavorando», dichiara Cristina Maderni, presidente della commissione giustizia e diritti. «Aspettavamo di ricevere il messaggio verso ottobre o novembre, ma abbiamo il tema all’ordine del giorno nelle prossime riunioni perché alcuni commissari hanno richiesto di tornare a valutare alcuni lavori fatti lo scorso anno». Ad esempio, la mappatura di come avvengono le nomine a livello svizzero.

Si aspetta ottobre

Anche Cristina Maderni ha seguito quanto accaduto negli scorsi giorni e si è attivata con la presidente del Consiglio di Stato «per capire come procedere nelle prossime settimane» e fino all’assetto che verrà deciso a inizio ottobre «spero definitivo». Tra le possibilità sul tavolo: la giustizia resta in mano al governo oppure torna al Dipartimento delle Istituzioni.