
Si è tenuta oggi presso la sede del Centro di cooperazione di Polizia e doganale di Chiasso la conferenza stampa indetta dalla Polizia cantonale a seguito dell'arresto, avvenuto la scorsa notte al valico del Gaggiolo, del cognato della 35enne maestra di Stabio ritrovata morta domenica nei boschi di Rodero (CO).
Presenti il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, il comandante provinciale dei Carabinieri di Como Andrea Terzani, il comandante del reparto operativo dei Carabinieri di Como Andrea Ilari e l'ufficiale responsabile del reparto giudiziaro 2, Marco Zambetti.
Il primo a prendere la parola è però stato il portavoce della Polizia cantonale, Renato Pizolli, il quale ha ricordato ai giornalisti che l'inchiesta è ancora agli stadi iniziali e che quindi tutte le ipotesi sono ancora da approfondire.
"Il primo pensiero va alla vittima di questo fatto di sangue, ai parenti, agli amici e ai suoi allievi" ha dichiarato Pizolli, prima di confermare l'arresto di una persona indagata.
Poi è stato il turno del comandante Cocchi, il quale ha a sua volta espresso vicinanza a tutte le persone coinvolte dal dramma. "Questa inchiesta è l'ennesima prova che la collaborazione transfrontaliera funziona" ha affermato Cocchi. "Sono fiero che in meno di 48 ore, grazie a una collaborazione continua e durevole, si è arrivati al fermo di una persona. Questa è la comprova che anche se vi è una frontiera tra il Ticino e l'Italia, le forze dell'ordine lavorano, si parlano tra di loro e raggiungono obiettivi concreti. Da parte mia un ringraziamento a tutti quelli che negli ultimi due giorni hanno fatto un lavoro estenuante, un grandissimo lavoro di squadra e di collaborazione che ha permesso di arrivare a un importante successo."
Il successo della collaborazione transfrontaliera è stata sottolineata pure dal comandante Terzani, il quale ha subito ceduto la parola al comandante Ilari: "Abbiamo subito pensato che quel corpo fosse di una donna svizzera, perché abbiamo trovato su di lei il braccialetto di una manifestazione sportiva svoltasi un mesetto fa a Lugano" ha affermato. "Quindi ci siamo subito rivolti ai colleghi ticinesi."
Il comandante Ilari ha ricordato che sulla donna non sono stati trovati altri elementi utili per l'inchiesta, come ad esempio il portamonete o i documenti, ma il fatto che non avesse le scarpe nonostante le abbondanti piogge delle ore precedenti il ritrovamento ha permesso di puntare sull'ipotesi che la donna non fosse morta lì, ma che il corpo fosse stato abbandonato in un secondo tempo.
"Il momento successivo è stato quello dell'identificazione, avvenuta lunedì, quando si è arrivati a dare un nome e cognome alla povera Nadia, questa maestra del 1981" ha dichiarato Ilari.
La palla è quindi passata sul lato svizzero, come illustrato dal primo tenente Zambetti. "Noi abbiamo avuto la notizia del rinvenimento di un cadavere femminile già domenica 16 ottobre. Abbiamo quindi verificato se vi fossero persone scomparse in Svizzera che rientravano nelle indicazioni fornite, non ottenendo però nessun riscontro. Lunedì mattina abbiamo quindi allarmato un pool di inquirenti, pensando che a breve qualcuno sarebbe arrivato ad annunciare la scomparsa di una donna. Cosa che si è poi verificata nel corso della mattinata, poiché la povera vittima non aveva raggiunto l'istituto scolastico. Da lì si è arrivati al riconoscimento. Ricordo che dal domicilio della vittima al luogo del ritrovamento vi sono pochi chilometri."
"Il cognato ha già fornito le prime ammissioni"
"Abbiamo quindi provveduto a sentire tutti i familiari a lei vicini nonché le persone che solitamente la frequentavano" ha proseguito Zambetti. "Abbiamo poi effettuato i rilevamenti al domicilio della vittima. Abbiamo inoltre tracciato tutti i percorsi effettuati durante il weekend, per giungere alla conclusione che vi era una persona responsabile di questo atto e che non si era trattato di una morte naturale. Continuando con l'inchiesta abbiamo scoperto che questa persona sospetta si trovava in Italia e quindi abbiamo dovuto attendere al suo rientro per procedere al suo fermo. Rientro che è avvenuto durante la scorsa notte, dal valico del Gaggiolo. La persona arrestata, un cittadino elvetico di 42 anni, è cognato della vittima. Ha già fornito le prime ammissioni. L'accusa è di omicidio intenzionale nonché occultamento di cadavere."
"È chiaro che con l'inchiesta siamo ancora agli inizi, quindi non posso dire cosa faremo adesso" ha aggiunto Zambetti.
Interpellata dai giornalisti, la Polizia cantonale ha spiegato che si ritiene che la maestra sia stata uccisa tra le mura domestiche. "Non possiamo escludere a priori che nel delitto siano coinvolte altre persone oltre al cognato, ma non abbiamo altri indagati" è stato detto.
Tutti i dettagli e le interviste nel servizio di TeleTicino, questa sera al TG delle 18.45.
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